Cronaca

Eccellenze di Sardegna: la scrittrice Cristina Caboni e i libri nati in armonia con la natura

Martedì 31 Maggio 2016 alle 15:56


Cristina Caboni

Un'ape dura appena sei mesi d'inverno e trenta giorni d'estate. Ma in questa sua brevissima esistenza trasportando colori e profumi dà origine alla vita del mondo.

Questo insegnò papa Salvatorangelo Caboni a Cristina che di profumi e colori vive nei suoi libri magici concepiti con la dolce perfezione di un'arnia. E questi libri che lei ha scritto hanno trovato subito il successo che meritavano perché raccontano il sentiero dei profumi attraverso il quale l'ape ritrova la strada di casa.

Un apologo nato quasi per incanto fra il pranzo da preparare e i panni da lavare, i tre figli da accudire e il marito da coccolare. Come per qualunque ape regina. Una famiglia di apicultori, la sua, sin dal giorno in cui Salvatorangelo decise di lasciare tutto il resto per dedicarsi solo alle api. Lo fece stregato da loro dopo essere diventato il fondatore coi figli e altri apicultori della cooperativa apposita mediterranea. Si rese conto, Salvatore, che in quegli anni nei supermercati isolani si trovava solo il miele Millefiori. Ma lui da osservatore attento aveva capito che questi straordinari insetti riescono quando vogliono a specializzarsi, individuando attraverso i profumi i pollini migliori.

Fu così che organizzò insieme ai figli il primo corso di analisi sensoriale sui mieli. Ed è qui che nasce l'arte magica di Cristina: il mistero dei sensi delle api. Individuare pollini e profumi per poi produrre mieli prelibati. Cercare amore per darne. «Ho negli occhi l'immagine che mi raccontava mio padre della sorella della mia bisnonna Assunta Collu di San Sperate che cantava una melodia attirando le api al suo corpo. E loro l'accarezzavano senza mai pungerla. Così sognai io che potesse essere il mondo. E tutto ho provato a fare nella mia vita nella dimensione di questa danza magica». Danza grazie alla quale le api comunicano tra loro per spiegare alle compagne dove trovare i pollini che le incantano, nutrendosi dei quali possono portare in dono alla regina quel nutrimento grazie al quale si riproduce la vita nell'alveare.

Papà Salvatorangelo, con la sua mitica efficienza, aveva organizzato, oltre vent'anni fa, un'azienda perfetta fatta di qualità, ricerca e innovazione. E come da tradizione, aveva messo i maschi a produrre e la femmina a seguire l'amministrazione. «Ma in effetti capitò il contrario esatto di quello che si può immaginare: nei numeri io non mi ritrovavo. E per riscoprire il senso della realtà, decisi di seguire come i miei fratelli la danza delle api grazie alla quale scoprii ciò che gli antichi sempre sapevano, e cioè che la natura è la vera maestra».

I suoi libri nascono così. Dall'osservazione della natura, l'unica insegnante alla quale riconosca la sapienza. Cristina parla incantata. Ma il suo racconto è logico nonostante la poesia che lo sottende. «In realtà l'alveare è la metafora della realtà quotidiana che tutti noi viviamo, solo che spesso ne perdiamo l'essenza, sconfitti come siamo da piccole cose senza importanza». E così non capiamo quanto in realtà possiamo essere parte di un unico grande disegno il cui fine ultimo è la creazione, impollinando tra loro idee e sogni. «Scrivo ogni mattina ma tutto ciò che faccio diventa ragione della mia scrittura e con questa in ogni momento vivo, lavoro, amo, mangio. Mi cibo di ciò che è bello per raccontarlo riscoprendomi uno dei tanti piccoli ma fondamentali ingranaggi della natura».

Non resta da fare altro che prendere i suoi libri per vedere nelle lettere sul foglio bianco la danza incantatrice delle api. E lo sbocciare dei suoi figli. E gli insegnamenti di Salvatorangelo. E poi raccogliere i profumi e le fragranze, e le sensazioni. «Nel mondo tutto è magicamente collegato. Non esiste niente lasciato al caso». Anche la tristezza, il dolore, sono nient'altro che un complementi della gioia della passione. «In realtà io non ho scritto niente. Le api hanno amato il mio cuore e la mia mano. Tutto ciò che ho scritto l'ho trovato nella danza nel cielo e nei suoi profumi».

Virginia Saba

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Le opere - Un successo mondiale, dalla Germania agli Usa

La ricetta della scrittura di Cristina Caboni è quella del miele. «Voglio che sia un fluido denso, senza ostacoli, capace di raccontare ciò che non si dice, e quindi sentimenti, sapori e profumi».

Non ci sono tragedie nelle sue storie perché lei ha la capacità di vedere il buono e il bello di ogni cosa. «Io così vivo. E se l'ape punge è perché l'altro non ha avuto abbastanza umiltà, compassione e delicatezza per capirla».

Il nero, il vento e l'imbrunire sono a lei ostili e da lei vissuti in solitudine. «Succede esattamente come capita tra noi esseri umani. Le api non attaccano mai se non per difendere l'alveare. Serve attenzione verso l'altro, se tu proteggi e rispetti le api loro ti donano il nettare del mondo».

Ha potuto dedicarsi alla scrittura grazie all'aiuto prezioso di suo marito Roberto. «Mi solleva da tante incombenze, sono una pessima casalinga. Lui è la mia salvezza, oltre ad essere un ottimo apicultore». (v. s.)

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La filosofia - "La mia scrittura? Dolce e fluida come il miele"

Cristina Caboni continua a far danzare la Sardegna nel mondo grazie al successo dei suoi due libri. "Il sentiero dei profumi" edito da Garzanti nel 2014 ha venduto in Italia 80 mila copie, è un best sellers in Germania (100 mila copie) ed è stato in questi giorni distribuito nelle librerie di 26 paesi. Persino la Penguin Berkley, famosa casa editrice statunitense, ha deciso di pubblicare il romanzo che ha come protagonista Elena Rossini, creatrice di fragranze magiche nate tra i profumi delle campagne di San Sperate. «Tutto questo per me è un sogno», dice incredula la scrittrice che riceve lettere d'altri tempi da ogni angolo del pianeta.

«Un uomo dalla Romania mi ha supplicato di fornirgli la formula di un'essenza che potesse far innamorare di sé la donna della quale era invaghito. Ringrazio l'agente Laura Cecacci e la splendida direttrice della narrativa italiana e straniera Garzanti Elisabetta Migliavada che mi hanno sempre sostenuta e incoraggiata». (v. s.)

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