Nel contesto del prossimo Piano energetico regionale, un tema di sicuro interesse è quello relativo ai processi di efficientamento energetico dal lato della produzione e del consumo. Si tratta di capire se i miglioramenti di efficienza resi necessari per ridurre i consumi di energia e di conseguenza le emissioni clima alteranti si traducano interamente in minori consumi di energia da parte dei settori produttivi e delle famiglie, come suggerirebbe la logica ingegneristica che sta alla base dei processi produttivi. Se si guarda al problema da un punto di vista economico si osserva invece che gli incrementi di efficienza innescano anche riduzioni di prezzo che determinano come conseguenza effetti di sostituzione e effetti di reddito.

Può infatti accadere che il risparmio di energia dovuto all’introduzione di nuove tecnologie sia compensato del tutto o in parte da un aumento di domanda di beni ad alta intensità energetica (ora meno cari perché l’energia costa meno) che si chiama “effetto di rimbalzo”. Un primo esempio si ha quando i settori produttivi a seguito della riduzione del prezzo del servizio energetico orientano la loro produzione su beni ad alto contenuto di energia. Un altro esempio riguarda l’effetto competitività, che si osserva quando aumentano le esportazioni di beni ad alto contenuto di energia o quando si ha sostituzione tra beni importati e beni prodotti localmente.

L’effetto dell’efficientamento energetico sul settore della famiglie si può invece cosi spiegare: poiché ora l’energia costa meno, a parità di reddito le famiglie possono consumarne di più (effetto reddito). Se ad esempio una famiglia acquista una autovettura che consente, grazie alla tecnologia, un risparmio di carburante e una riduzione delle emissioni di CO2, è probabile che la utilizzi maggiormente. Il risultato finale sarà quindi un risparmio di carburante ed una riduzione di CO2 inferiori a quelli osservati a consumo costante.

Quali evidenze esistono su questi temi? Vi sono studi che permettono di capire come i sistemi produttivi e le famiglie reagiscono alle politiche di efficientamento energetico, prevedendo quindi una misura dell’effetto di rimbalzo?

Relativamente all’effetto sui settori produttivi in Italia è stato recentemente stimato un effetto di rimbalzo pari al 30%, che però dipende fortemente dalle elasticità di sostituzione tra energia e altri fattori produttivi e dall’elasticità della domanda di energia rispetto al prezzo. Purtroppo non sono disponibili stime di queste elasticità riferibili alla realtà italiana e quindi nei modelli si devono inserire dei “valori di buon senso”. In altri termini i risultati ora disponibili per l’Italia possono essere migliorati, ma soprattutto si potrebbe pervenire ad una stima di tali effetti a livello regionale. Per quanto riguarda gli effetti sui consumi delle famiglie siamo ancora più in alto mare, vi sono solo studi relativi ad alcuni paesi europei.

Insomma vi è ancora tanta strada da fare per capire, ma è utile sottolineare un ultimo punto. L’effetto di rimbalzo può non essere un problema se l’efficientamento energetico si traduce in un maggior benessere delle famiglie residenti in aree rurali o svantaggiate. Ugualmente può essere trascurato se l’obiettivo della policy è un aumento di competitività delle imprese. Rappresenta invece un problema quando si vogliono ridurre le emissioni clima alteranti perché, in questo caso, l’effetto di rimbalzo può vanificare in parte o totalmente gli sforzi della policy.

Giorgio Garau e Giovanni Mandras - Università di Sassari
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