#CaraUnione » Provincia di Torino

La lettera del giorno: "L'immigrazione, l'indifferenza e la speranza"

Domenica 09 Settembre alle 12:04


Immagine simbolo

Pubblichiamo oggi la lunga riflessione di un lettore, sardo, emigrato per lavoro a Torino.

***

"Gentile redazione,

lunedì mattina mi reco, come d'abitudine, al lavoro nel centro di Torino.

A pochi passi dal bar pasticceria che sta proprio sotto il mio ufficio incontro il consueto questuante.

Lui mi fa un cenno di saluto, e io rispondo: sa che non avrà niente, e sinceramente perché nemmeno potrei permettermelo. Ho un modesto lavoro da impiegato, con una moglie e due figli a carico, e anche il singolo euro che potrei investire in un caffè per me è prezioso.

Eppure, in quella quotidianità divenuta da due anni a questa parte abitudine e fatta di reciproci e composti sguardi, è lui che ogni mattina, per primo, solleva gli occhi e cordialmente saluta. Come molti, qui nella Torino che per rapporti interpersonali non è certo la mia Sardegna, userebbero fare con un amico di vecchia data.

Il questuante non è italiano, avrà sui cinquant'anni, e a volte mi chiedo da dove venga, dove stia la notte, quale sia il suo passato, se abbia realmente bisogno d'aiuto. A volte penso che forse dovrei chiedere, offrirmi di aiutarlo. Pensieri che durano però il tempo di quei pochi secondi in cui giro la chiave nella toppa del portone: la serratura scatta, entro nel buio dell’androne, cerco l’interruttore, e come accendo la luce le mie preoccupazioni si spostano ai mille impegni che mi aspettano al lavoro.

Ieri mattina, però, all'arrivo sotto l'ufficio, la sorpresa: lui non c'è. Mi guardo in giro smarrito: sarà capitato qualcosa? Avrò sbagliato orario? Poi la serratura scatta e il portone mi si chiude alle spalle.

Questa mattina la stessa scena: lo smarrimento che mi coglie mi spinge ad entrare nel bar pasticceria per un caffè. Timidamente chiedo a baristi e avventori: tutti l'hanno visto, ma nessuno sa chi sia. 'Meglio – commenta uno – sarà finalmente tornato al suo Paese'.

Lascio il bar e torno verso il mio portone con un senso di smarrimento che mi attanaglia. Alzo lo sguardo e proprio lì, dove solitamente sta il questuante, sostano due bellissimi giovani, lui moro e lei bionda, che si stringono teneramente. Mentre giro la chiave nella toppa sento promesse d'amore bisbigliate, e un 'ma certo che ti aspetto, se cambio lavoro lo faccio per tutti e due e presto in Germania potrai raggiungermi'.

Mi fermo un momento, poi apro il portone, ma questa volta non lo chiudo: la luce entra. E il lavoro per qualche minuto può anche aspettare".

Augustino Muscas - Torino

***

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8 commenti

  • user220814 10/09/2018 10:28:24

    Capisco l'ondata di compassione per un'immagine di miseria e solitudine. Nelle città, ma non solo, queste sono immagini frequenti, sia con immigrati, che con auctotoni. Un animo sensibile si domanda spontaneamente che storia ci sia dietro a quell'immagine, ed è giusto. Però non capisco dove vuole arrivare il suo commento. Il nostro cuore non può infrangersi per ogni episodio simile, perché la vita ci costringe ad accelerare, a passare dritti, come altri passano dritti davanti ai nostri problemi.
  • Alex_Mahone 10/09/2018 09:39:21

    dopo tre righe di lettera la glicemia è già arrivata a livelli di guardia...
  • user0000001 10/09/2018 09:22:05

    Una lettera bellissima, molto toccante, e dei commenti come al solito ridicoli. L'umanita' con gente come voi non ha speranze.
  • Sorigumaccu 10/09/2018 08:43:14

    Magari dopo DUE ANNI ininterrotti di questua é riuscito finalmente a fare uno scatto sociale...mi sarei preoccupato di più se fosse rimasto un altro anno xol cappello in mano!
  • Idiotshunter 10/09/2018 07:57:00

    Che tristezza! Non per la lettera bella e profonda che ho appena letto ma per la superficialità dell'unico commento, appartenente a tale 'nur'. La lettera evidenzia come in questo mondo siamo tutti sulla stessa barca e suggerisce riflessioni sul passato del nostro paese, su come ciclicamente le situazioni si ripropongano, identiche, qui come altrove, su quando gli emigrati bistrattati eravamo noi. Eppure, ognuno pensa al suo orticello; "pensiamo prima agli italiani" scrive nur. Preso!
  • efferre 10/09/2018 01:07:32

    Torino che per rapporti interpersonali non è certo la mia Sardegna;Torinesi persone squisite molto più di tanti sardi....Sono sardo e non immigrato,vivo nella mia terra.A parte la poetica che usi fai un bagno di umilta' e di consapevolezza.
  • Panis01 09/09/2018 23:34:27

    Sono nato e cresciuto in una famiglia umile e, per ovvie ragioni alcuni miei fratelli, me compreso, han dovuto emigrare dalla Sardegna. Per qualche anno ho sperato mi capitasse l'occasione per ritornarci, ma ogni volta che andavo per le vacanze mi accorgevo sempre più che il divario fra ciò che avevo lasciato e quel che ritrovavo aumentava. Il mio personale parere è che l'indifferenza da parte della politica è "totale" e tentare per un'esistenza migliore porta quasi sempre lontano da casa.
  • nur 09/09/2018 17:52:24

    Pensiamo prima agli italiani,in questi tempi in cui scarseggia il lavoro abbiamo bisogno di aitare prima i nostri conterranei.