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Impossibile sfidare l'Aga Khan
I rimpianti per la Costa Smeralda del principe

Impossibile sfidare l'Aga Khan I rimpianti per la Costa Smeralda del principe Veduta aerea della Costa Smeralda

di Caterina De Roberto

Goodbye mister Barrack. È uno strappo senza dolore e senza rimpianti quello tra il signor Colony e la Gallura. Del resto, arrivare in Costa Smeralda dopo l'Aga Khan è come entrare nella vita di qualcuno che vive nel ricordo di un indimenticabile ex: una missione impossibile. O comunque frustrante.

E infatti la scintilla non è mai scattata veramente. Per tutta una serie di motivi che vanno da quelli sostanziali alla dimensione un po' mitologica che avvolge la nascita della Costa Smeralda. Un principe e un uomo d'affari americano sono due riferimenti molto diversi. Tom Barrack arrivò due anni dopo l'addio dell'Aga Khan e la lunga vicenda del Master Plan. Le perplessità di tanti osservatori erano legate alla natura di Colony capital, proiettata verso gli investimenti finanziari più che sulle visioni a lungo termine che richiede la costruzione di un paradiso turistico complesso come la Costa Smeralda. Si temeva che i progetti di investimento su Porto Cervo fossero mirati solo ad accrescerne il valore in vista della vendita: una speculazione insomma. In realtà l'ipotesi di costruire sui terreni del Master Plan è definitivamente tramontata ma, allo stato attuale dei fatti, mister Barrack pare aver comunque fatto un buon affare. E la Costa Smeralda? L'era Colony, se in qualche maniera ha preservato il capitale, in termini di attrattiva turistica, non ha portato valore aggiunto a Porto Cervo e dintorni.

Nel rimpianto per l'Aga Khan non c'è solo l'aspetto sentimentale. Il principe ismailita, per la Gallura resta non solo colui che ha creato la Costa Smeralda ma - attraverso Meridiana e Geasar - l'imprenditore più importante del territorio. Da cinquant'anni.

 
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