Non vogliono più essere considerati "fantasmi" e dicono "basta alle promesse di stabilizzazione" i 361 operatori precari dei centri servizi per il lavoro (Csl e Cesil) che stanno presidiano da stamane l'ingresso del Consiglio regionale, in via Roma a Cagliari, dove all'interno è riunita per affrontare la loro vertenza la commissione d'inchiesta per la mancata applicazione delle leggi.
In sei province su otto - mancano all'appello Sassari e Nuoro - gli operatori potranno continuare ad erogare i servizi sino al 31 dicembre 2011. Nel frattempo a 31 lavoratori del Sassarese e a 17 del Nuorese non è stato rinnovato il contratto perché esistono difficoltà interpretative della norma regionale. Proprio per superare questo stallo, che la settimana scorsa ha portato il centrosinistra ad occupare l'Aula del Consiglio, la commissione presieduta da Luciano Uras (Sel) ha chiamato in audizione gli assessori del Lavoro, Antonello Liori, degli Enti Locali, Nicolò Rassu, e della Programmazione, Giorgio La Spisa. Alla seduta partecipa anche la presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo e una delegazione dei lavoratori. "Alcune Province stanno inserendo nei contratti una postilla che dice che dopo il 31 dicembre 2011 non ci potranno essere altre proroghe - afferma Antonio Satta, rappresentante Usb-Rdb - Da parte delle amministrazioni provinciali manca la volontà politica di recepire le normative regionali appigliandosi ad una interpretazione di una legge che non è stata contestata da nessuno, tantomeno dal Governo nazionale che ha posto i limiti di spesa a cui si vogliono far ricondurre i costi per i Csl e Cesil. L'assurdo - aggiunge - è che le Province non spendono neppure un euro perché si tratta di risorse regionali per competenze trasferite. A questo punto - conclude Satta - forse sarebbe meglio verificare la possibilità di far rientrare il tutto dentro le competenze dell'Agenzia regionale per il Lavoro".