Mercoledì 25 aprile 2012 12:56
Breivik si difende per evitare manicomio
"Screditato dai medici, non sono matto"
Anfers Behring Breivik in tribunale Anfers Behring Breivik in tribunale

Nell'aula del processo per il massacro di Utoya accusa gli psichiatri, che nella perizia lo hanno definito malato di mente, di "invenzioni" che hanno lo scopo di "screditarlo".

Dopo il multiculturalismo e l'invasione islamica, il killer norvegese, Anfers Behring Breivik, punta il dito contro gli psichiatri. Al processo ad Oslo che lo vede imputato per il massacro lo scorso luglio di 77 persone, lo stragista difende la propria sanità mentale, testimoniando contro la perizia ufficiale che lo dichiara "schizofrenico paranoico". "Forse non è tutta in malafede, ma è del tutto falsa", argomenta in Aula l'estremista di destra, convinto che gli psichiatri abbiano un solo scopo: "screditarlo".

Si tratta di un punto fondamentale per Breivik, anzi del punto centrale di tutta la sua strategia nella sua arringa. Anzitutto per il significato del suo "gesto", che egli definisce un "attacco preventivo contro i traditori della patria", colpevoli, ai suoi occhi, di voler distruggere la società norvegese con il multiculturalismo e "l'invasione islamica". Una sentenza di malattia mentale infatti "svilirebbe" la sua azione stragista, facendola apparire come il raptus di un pazzo, e costituirebbe per lui una "umiliazione" politica oltre che personale. In secondo luogo, per un paradosso della legislazione norvegese, accettare di essere giudicato "schizofrenico paranoico" significherebbe per Breivik finire in un manicomio criminale, potenzialmente per tutta la vita. Viceversa, mostrarsi in possesso delle proprie facoltà mentali gli imporrebbe la prospettiva di una cella di prigione, ma per un massimo di 21 anni, dalla quale uscirebbe poco più che cinquantenne, se non prima. Questa è infatti la pena massima prevista dal codice penale norvegese. Per lui, infatti, l'internamento è un destino "peggiore della morte".

La perizia, commissionata dal tribunale di Oslo agli psichiatri Synne Soerheim e Torgeir Husby, nelle conclusioni presentate lo scorso novembre affermava che Breivik è "schizofrenico paranoico" e raccomandava un internamento psichiatrico piuttosto che il carcere. Una controperizia, commissionata poi dopo la protesta dello stesso autore del massacro, conclude invece che è sano di mente. Di qui l'importanza della testimonianza dell'imputato. Solo due giorni fa il killer aveva dichiarato davanti alla Corte di "non essere un caso psichiatrico, ma penalmente responsabile. Se fossi stato un jihadista barbuto - aveva detto - non sarei stato sottoposto ad alcuna perizia psichiatrica".