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Siria, regime colpito al cuore
Assad forse in fuga a Latakia

Siria, regime colpito al cuore Assad forse in fuga a Latakia Fermoimmagine del servizio di Sky Tg24 sull'attacco a Damasco

Mentre il centro di Damasco continua ad essere teatro di scontri tra forze governative e ribelli, e sarebbero migliaia i civili in fuga, sono ancora tanti gli interrogativi dopo il colpo al cuore subito ieri dal regime di Bashar al-Assad, forse rifugiatosi a Latakia.

Tra ieri ed oggi, i morti sarebbero complessivamente oltre duecento. Chi c'è dietro l'attentato di Damasco, e con quali modalità è stato compiuto? Sono domande ancora senza risposta, il giorno dopo il terribile colpo portato al cuore del potere siriano che ha eliminato tre dirigenti chiave nella guida della contro insurrezione, tra cui il cognato del presidente Assad. Un attacco che ha colpito la sede superprotetta della direzione nazionale per la sicurezza e che deve avere richiesto un'organizzazione e una professionalità ad altissimo livello. La versione fornita dal regime parla di un'esplosione provocata da un attentatore suicida. Ma ai primi giornalisti accorsi sul posto, ufficiali di polizia hanno detto che una bomba a tempo era stata piazzata prima della riunione da qualcuno "interno" all'apparato di sicurezza, non è chiaro a che livello. Più tardi "fonti della sicurezza" citate dall'agenzia Reuters hanno detto che a farsi saltare in aria è stata una guardia del corpo di qualche esponente del regime. Ma le due organizzazioni che hanno rivendicato l'attentato negano che esso sia stata opera di un kamikaze. Dopo che l'Esercito libero siriano (Els) si è attribuito la responsabilità dell'attacco con un comunicato all'agenzia Afp, il tenente Malik al Kurdi, citato oggi dall'International Herald Tribune, ha parlato di "bombe piazzate intorno all'edificio". Ma residenti del quartiere di Rummaneh, dove sorge il palazzo, hanno detto di non aver udito alcuno scoppio, il che fa pensare a un'esplosione avvenuta all'interno. Anche il gruppo islamico ribelle Liwa al Islam ('la brigata dell'Islam) ha rivendicato l'attacco, ma anch'esso negando l'ipotesi kamikaze. "Non c'è stato alcun attentatore suicida", ha affermato un portavoce, identificatosi come Abu Ammar. Il ministro dell'Informazione siriano, Omran al Zubi, ha accusato potenze straniere ostili di avere organizzato l'attentato. Sentendosi chiamato in causa il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha respinto le accuse, definendole semplice "disinformazione". Intanto a New York cresce l'attesa per il voto in Consiglio di Sicurezza sulla Siria, con il serio rischio di un veto da parte della Russia. Il voto è previsto intorno alle 10:00 locali, le 16:00 in Italia.

 
Videolina
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