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Rollin' Stones:
i 50 anni
del gruppo
che non voleva
fare rock&roll

Rollin' Stones:  i 50 anni  del gruppo  che non voleva  fare rock&roll Mick Jagger

di Mauretta Capuano

"A quei tempi dicevo: 'Spero che non pensino che siamo una formazione di rock&roll'. All'epoca in effetti non lo eravamo. Suonavamo per lo più blues". Così Mick Jagger commenta la foto del 12 luglio 1962 quando i Rollin' Stones salirono per la prima volta sul palco del Marquee Club di Londra e il nome della band non era ancora diventato Rolling Stones. La foto è una delle oltre 700 immagini di memorabilia e materiale raro e inedito, compreso quello proveniente dagli archivi riservati del 'Daily Mirror', che sono l'anima dell'autobiografia 'Rolling Stones 50', libro ufficiale delle celebrazioni per i 50 anni della band firmato da Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts e Ronnie Wood. In Italia lo pubblica il 12 luglio Rizzoli e uscirà in contemporanea in 8 paesi con una tiratura iniziale di 250 mila copie. Tanti i preziosi volumi per i 50 anni della band che stanno per arrivare in libreria, anche se sulla data del cinquantenario resta qualche ombra: alcuni, primo fra tutti Keith Richards, considerano il 1963 come anno di partenza, quando il gruppo cominciò effettivamente a chiamarsi Rolling Stones, sostituendo l'apostrofo con la g su indicazione del produttore Andrew Loog Oldham e quando entrò il batterista Charlie Watts (a fine 1962 era arrivato anche il bassista Bill Wyman). "In quei giorni non ero ancora entrato negli Stones; suonavo con i Blues By Six e con il gruppo di Alexis Korner. Proprio Alexis mi aveva fatto conoscere Brian, la prima volta che da Cheltenham era venuto a Londra, ma sulle prime nessuno di noi parlò di metter su un complesso. Fu più avanti che cominciarono a premere perché suonassi con loro, ma io stavo bene a fare quel che facevo, perché gli altri gruppi avevano ingaggi più regolari" dice infatti Charlie Watts nella discadalia alla foto del 12 luglio 1962 al Marquee Club di Londra riportata in 'Rolling Stones 50'. Fra i titoli in arrivo 'The Rolling Stones 1972' (Gallucci) con le foto di Jim Marshall e 'Le vere avventure dei Rolling Stones' (Feltrinelli) di Stanley Booth, uscito nel 1984 ed ampiamente rivisto per l'occasione, in uscita l'11 luglio. In 'The Rolling Stones 1972', con oltre 150 foto, Jim Marshall, inviato dalla rivista Life per fotografare il memorabile tour del 1972, fa rivivere invece l'intera settimana passata insieme ai Rolling Stones ritratti sul palco, ma anche nei momenti privati dietro le quinte. Nell'introduzione una testimonianza di Keith Richards sull'ambiente rock degli Anni Settanta e nella prefazione il critico musicale Joel Selvin spiega l'importanza storica del tour e di Exile on Main Street nell'evoluzione della band. Il libro culto 'Le avventure dei Rolling Stones' del giornalista musicale Booth, fa perno su due anni cruciali, il 1968 e il 1969, che si concludono con la morte del chitarrista Brian Jones e con il tragico concerto di Altamont Speedway in California dove gli Hell's Angels scatenarono l'inferno. Il leader dei Rolling Stones commentando una serie di scatti raccolti dai fotografi del Daily Mirror, ricorda, nel 1967: "Io e Keith al pub, in un servizio fotografico del Mirror subito dopo che eravamo usciti di prigione". E ancora nel 2006 di una foto sul palco del Superbowl, dice:"E' stata una performance davvero difficile. L'abbiamo fatta dal vivo ed è stata una follia. Hai tre canzoni e ti può andare bene come no" e poi aggiunge: "Se avessi saputo quanto era difficile, l'avrei fatto con un brano preregistrato". E, infine di una foto a colori del 1968 in un albergo di Kensington, Jagger ricorda che la Decca Records si era comportata malissimo, non li aveva pagati e allora: "l'idea era di farci mandare delle torte alla fine che avremmo lanciato in faccia ai dirigenti e al presidente di Decca, una persona orribile. L'abbiamo fatto e ce ne siamo andati".

 
Videolina
Radiolina
 
 
 
 
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