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Lo spread si irrita per colpa dei partiti
Monti: "Sui mercati pesa la litigiosità"

Lo spread non scende, non tanto per ciò che sta facendo ora il governo, ma perché nei mercati finanziari c'è grande incertezza su quello che avverrà in Italia nel 2013, cioè per il dopo-elezioni, visto che al momento non si è riusciti a riformare neanche la legge elettorale.

Il presidente del Consiglio, Mario Monti, avverte i partiti della maggioranza che con la loro litigiosità e con le loro continue critiche indeboliscono la sua azione per ridare stabilità del Paese. Gli spread non scendono, osserva il premier, anche perché "c'è un pò di incertezza su quello che succederà nella governance dell'economia o, detto altrimenti, nella politica italiana dopo le elezioni". Monti spera, invece, "che l'Italia riesca a dimostrare presto, con le riforme politico istituzionali, che il ritorno al normale processo elettorale sarà pienamente compatibile con la continuità delle politiche che l'Europa sta apprezzando". Al pressing del Capo dello Stato a fare al più presto riforme e legge elettorale, si aggiunge così anche quello di Monti che indica una sorta di 'stradà quando dice che il processo elettorale dovrà garantire continuità con la politica economica del governo che, come sottolinea il premier, l'Europa "sta apprezzando". Ma mentre il presidente del Consiglio 'inchioda' le forze politiche alle proprie responsabilità, i partiti continuano a spaccarsi su riforme e ipotesi di alleanza. Come quella avanzata dal presidente della Camera Gianfranco Fini dalle colonne de 'Il Messaggero'. Il leader di Fli vedrebbe bene, in vista dell' appuntamento elettorale, una grande coalizione formata da Pd, Pdl e Terzo Polo, senza Sel, Idv e Lega, con un premier scelto eventualmente dopo il voto, per continuare a gestire il Paese durante la crisi perché il governo Monti non può venire considerato "solo una parentesi". L'ipotesi però non sembra piacere troppo né ai Democratici, né ai pidiellini. Il Pd, assicura Rosy Bindi, "è e resta alternativo alla destra": è vero che in questa fase di emergenza sta sostenendo il governo con il Pdl, ma questo non potrà più ripetersi; nel 2013 ognuno si presenterà alle urne con idee e programmi diversi. Analogo il commento del capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che definisce "lunare" la proposta di Fini visto che per centrosinistra e centrodestra "non esiste un retroterra di valori comuni". E' chiaro comunque che, a seconda del progetto politico che si ha in mente, verrà modificata la legge elettorale: fronte sul quale la distanza tra i partiti sembra ormai incolmabile. Più di un tecnico dà "per morto e sepolto" l'accordo nella maggioranza. E questa sarebbe la ragione per cui il dibattito sulle preferenze diventa oggetto di un botta e risposta via tweet tra i vertici dei partiti. Il leader Udc Pier Ferdinando Casini le difende a spada tratta, insieme al capogruppo Pdl Maurizio Gasparri. Mentre il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro non ha dubbi: le preferenze vennero abolite perché "non trasparenti". Per garantire che i parlamentari non siano "nominati" bastano i collegi. Ma su questi, replica Casini, decidono i partiti. Così è quasi certo, vista l'accelerazione di ieri del Pd, che la riforma del Porcellum approderà in Parlamento senza un accordo politico alle spalle. L'iter, spiega uno 'sherpà, dovrebbe essere più o meno questo: la legge elettorale comincia al Senato dove in commissione Affari Costituzionali sono stati depositati ddl con tutti i modelli ("dal tedesco allo spagnolo ce n'è per tutti, basta mettersi lì con il banchetto.."); l'Aula di Palazzo Madama licenzia le riforme costituzionali che verranno modificate alla Camera in senso 'minimalistà: con il taglio dei parlamentari. "Basta con le meline - è l'appello di Casini - confrontiamoci in Parlamento".

 
Videolina
Radiolina
 
 
 
 
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