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Ue, oggi il vertice decisivo a Bruxelles
Monti punta a meccanismo anti-spread

Ue, oggi il vertice decisivo a Bruxelles Monti punta a meccanismo anti-spread L'ingresso al Justus Lipsius, il palazzo sede del Consiglio europeo

Un summit cruciale per il futuro dell'euro si apre oggi in un clima di grande attesa per decisioni che possano riportare un po' di calma sui mercati. Il presidente del Consiglio è giunto nella sede del Consiglio europeo alle nove in punto per preparare i lavori con i suoi più stretti collaboratori e portare avanti una serie di contatti con i colleghi. In mattinata ha avuto un incontro con il presidente permanente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy.

Il presidente del Consiglio Mario Monti è giunto alle 9 in punto al Justus Lipsius, il palazzo sede del Consiglio europeo dove nel primo pomeriggio prenderà il via il summit tra i 27 capi di Stato e di Governo dell'Ue. Monti è arrivato fin da questa mattina per preparare, insieme ai suoi più stretti collaboratori, la posizione italiana da portare al vertice. Alle 11.30 ha incontrato il presidente permanente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy. Il colloquio si svolgerà nel quadro dei lavori preparatori del vertice Ue. Fonti europee hanno indicato che nel corso delle prossime ore, prima dell'avvio ufficile del summit, Monti continuerà ad avere contatti e colloqui con i suoi colleghi europei.

Ieri, a 24 ore dal "decisivo" vertice di Bruxelles, Monti ha alzato ancora la posta nella sfida con Berlino. Se l'Europa non varerà un meccanismo anti-spread, l'Italia non sosterrà la tassa sulle transazioni finanziarie. Del resto, ha ironizzato il presidente del Consiglio, "mi piacciono le sfide". Intanto ringrazia il Parlamento per il voto sulla riforma del lavoro che rafforza l'Italia nel negoziato Ue e ribadisce "piena fiducia" al ministro Elsa Fornero, bollando - in privato - come "solita mentalità da posto fisso" le polemiche per l'intervista del ministro al Wall Street Journal.

Sul fronte europeo, il premier è consapevole che nel muro alzato da Angela Merkel si intravvedono le prime crepe. Timide aperture al fondo anti-spread che però rischiano di non essere sufficienti. E soprattutto di non portare a risultati concreti in tempo: perché lunedì i mercati riaprono e senza una svolta il rischio è grande. E così torna alla carica. Stavolta ponendo, nei fatti, un veto alla tassa sulle transazioni finanziarie se non passerà la proposta italiana di usare il fondo salva-Stati (l'attuale Esfs e il futuro Esm) per arginare il differenziale fra i titoli dei Paesi virtuosi, Italia in testa, e quelli tedeschi. E l'unico 'ostaggio' che può permettersi di rischiare è proprio la cosiddetta Tobin tax, visto che minacciare di non sostenere il piano per la crescita sarebbe paradossale dopo averlo chiesto per mesi. La tassa sulle transazioni finanziarie, invece, Monti l'ha sempre considerata inutile se limitata ad alcuni paesi europei: ritiene che dovrebbe essere a livello di G20 o, al limite, di Ue a Ventisette. Ma il veto di Londra e di altri Paesi hanno spinto Francia(che ci tiene davvero), Germania (imposta da Merkel dai socialisti tedeschi) e Spagna ad andare avanti con la "cooperazione rafforzata". Ovvero senza tutti i partner Ue. L'Italia, nella quadrilaterale di Roma, ha deciso di aderire e si è formato un blocco di circa dieci Paesi. Il numero minimo, per i trattati, per proseguire senza gli altri partner. Soglia che sarebbe superata anche senza il sostengo di Roma.

Ma ciò che conta è il gesto politico. Paradosso vuole che la minaccia venga lanciata proprio in casa dei tedeschi. Monti infatti arriva a Bruxelles un giorno prima del summit per ritirare un premio dall'associazione dei contribuenti europei. Cerimonia che si svolge nella rappresentanza del Land Bavarese presso l'Ue. "Aderiremmo" alla cooperazione rafforzata sulla tassa per le transazioni finanziarie "solo se anche per altri, come appunto la politica finanziaria di gestione del mercato dei titoli comuni, ci fosse una cooperazione rafforzata, nel senso di una maggiore cooperazione - precisa - a livello Ue". Sulla possibilità di convincere Berlino, lo scudo anti-spread "non è una cosa che l'Italia viene a chiedere, ma viene ad offrire". E anche sull'uso delle risorse della Bce resta vago: "ci sono possibili varie modalità tecniche che i tecnici stanno considerando". Poi però, a chi gli chiede se sia più difficile convincere i mercati o la Germania, spiega: "Sono entrambe sfide difficili, ma ci piacciono le sfide e tutti in Europa fanno del loro meglio quando sono in una sfida".

Il premier, infatti, almeno secondo fonti diplomatiche resta ottimista. "La Germania ha alzato delle barricate su argomenti, come gli eurobond, che riguardano il lungo periodo, ma non sulle misure a breve termine, che interessano l'Italia", spiega una fonte addentro ai negoziati del summit. Le difficoltà ci sono, soprattutto sul fronte delle condizioni che Berlino potrebbe chiedere in cambio. "Siamo pronti a negoziare su come individuare i Paesi virtuosi", assicura però una fonte di governo. L'importante, ed è questo l'obiettivo di Monti, è che si arrivi ad "adottare il meccanismo anti-spread nella dichiarazione conclusiva del summit". Se così sarà, aggiunge una fonte diplomatica, "il compito di mettere a punto i dettagli tecnici sarà affidato all'Ecofin successivo". Sempre che la Germania ceda.

 
Videolina
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