"Ridurre l'importo del buono pasto dei dipendenti pubblici a 5,29 Euro, cioè la soglia massima esentasse, significa tornare al valore di acquisto di 15 anni fa e quindi togliere fisicamente il pane dalla bocca a tanti lavoratori senza far risparmiare in maniera significativa lo Stato".
Questo il parere del presidente dell'Anseb, (associazione delle società emettitrici buoni pasto aderente a Fipe-Confcommercio), Franco Tumino, in merito all'ipotesi contenuta nel documento di spending review. L'associazione, riportando i risultati di un recente studio firmato dalla Bocconi, afferma che il valore mimino attualizzato del buono pasto dovrebbe essere di otto euro, cifra che permetterebbe di innalzare la soglia esentasse senza gravare sulla spesa pubblica, a patto che lo strumento venga usato secondo la sua originaria destinazione, ossia per spese alimentari. Una battuta infine sull'evasione fiscale: "ci meravigliamo - conclude Tumino - come lo Stato pensi di ridurre l'importo di uno dei pochi strumenti di pagamento interamente tracciabili dall'inizio alla fine della filiera".