I pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro hanno chiesto una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione per Silvio Berlusconi, imputato di frode fiscale nel processo sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv da parte di Mediaset. Ma la difesa replica: "La Cassazione ha assolto Berlusconi per lo stesso reato"
Nel chiedere la condanna per Confalonieri a tre anni e quattro mesi di reclusione, il pm De Pasquale ha parlato del "ruolo apicale" del presidente di Mediaset nella vicenda sui diritti televisivi. "Confalonieri aveva l'ultima parola", ha chiarito il magistrato. Nel corso della requisitoria il pm ha ricostruito il 'caso' della presunta maggiorazione dei costi dei diritti tv acquistati da Mediaset per creare presunti fondi neri, parlando a più riprese di "truffa" e di "imbroglio". Per De Pasquale "Confalonieri è la figura fedele con il compito di rappresentare pubblicamente l'azienda". Il processo è stato rinviato al prossimo 2 luglio, quando prenderà la parola la parte civile (il legale Gabriella Vanadia per l'avvocatura dello Stato) e cominceranno a parlare le difese. La sentenza potrebbe arrivare in autunno.
CONFALONIERI - Al termine della requisitoria nel processo milanese sui diritti tv Mediaset, il pm milanese Fabio De Pasquale ha chiesto per Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Il pm ha chiesto anche 3 anni e 8 mesi per il produttore americano Frank Agrama. Stessa richiesta di pena per Daniele Lorenzano e per Silvio Berlusconi.
BERLUSCONI COLPEVOLE - Silvio Berlusconi "è stato all'apice della catena di comando del settore dei diritti tv fino al 1998". E' questa una delle ragioni per cui, secondo il pm di Milano, Fabio De Pasquale, l'ex premier deve essere condannato a tre anni e otto mesi di reclusione Secondo il pm di Milano Fabio De Pasquale, che oggi ha chiesto la condanna di Silvio Berlusconi a tre anni e otto mesi nel processo sui diritti tv Mediaset, ci sarebbero le "impronte digitali" dell'ex presidente del Consiglio sui "fondi neri" che sarebbero stati ottenuti gonfiando i costi degli acquisti dei diritti televisivi da parte di Mediaset.
DIFESA - "Mentre la Procura di Milano, come di consueto, chiedeva con argomenti insussistenti e privi di ogni fondamento la condanna del presidente Berlusconi nel processo cosiddetto 'Diritti Mediaset', la Corte di Cassazione depositava la motivazione con cui assolveva lo stesso presidente Berlusconi per la medesima vicenda, ancorché per anni diversi, confermando la sua assoluta estraneità e la totale carenza di prove o riscontri a suo carico": è quanto fanno notare in una nota l'avvocato Piero Longo e l'avvocato Niccolò Ghedini, difensori di Silvio Berlusconi. "Le richieste del pm - proseguono - che si basavano su tesi totalmente confliggenti con le testimonianze e i documenti di causa, non potevano trovare miglior risposta nella decisione della Corte di Cassazione, di cui è auspicabile che il Tribunale di Milano voglia prendere atto, decidendo di conseguenza, tenendo conto anche, e a maggior ragione, che negli anni oggi in contestazione l'Onorevole Berlusconi era Presidente del Consiglio dei Ministri e quindi certamente non si occupava minimamente di Mediaset". "Si ricordi comunque - concludono i due legali - che le cifre citate quest'oggi dal pm sono totalmente insussistenti ed avulse dalle imputazioni e si riferiscono ad ipotesi già ampiamente superate processualmente e, per altro, non più in discussione".