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Cronaca Italiana
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Il corvo in Vaticano, adesso è caccia ai complici
Forse "livello superiore" dietro il maggiordomo

Il corvo in Vaticano, adesso è caccia ai complici Forse "livello superiore" dietro il maggiordomo Il Papa Benedetto XVI

Detenuto nella cella di sicurezza nel palazzo del Tribunale vaticano il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, pensa a come difendersi dalla grave accusa - furto aggravato di documenti riservati, al momento - che gli viene contestata: ha nominato due avvocati di sua fiducia e li ha già incontrati. Una fonte afferma che l'uomo si rifiuta di parlare, secondo un'altra, invece, avrebbe già fatto due nomi agli inquirenti.

Gli investigatori vaticani lavorano alacremente, in cerca di riscontri, prove, possibili complici e un eventuale "livello superiore", tanto che è stata già chiusa l' "istruttoria sommaria" del promotore di giustizia Nicola Picardi e si è avviata la fase di "istruttoria formale", condotta dal giudice istruttore Piero Antonio Bonnet.

INDAGINI SPEDITE, MA FORSE ALTRI ATTI - Il passaggio alla fase formale, spiega il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, ha permesso la ufficializzazione del nome dell'arrestato, e di detenzione a tutti gli effetti si tratta, visto che in Vaticano non esiste il "fermo". Le indagini procedono spedite grazie al fatto che la giurisdizione è interamente vaticana: Gabriele è cittadino vaticano, abita in Vaticano, e nella sua abitazione sono stati "rinvenuti documenti riservati". Indagini a tutto campo, che non escludono "altri atti" e i cui tempi, proprio per questo, potrebbero anche allungarsi.

L'ACCUSA, FURTO AGGRAVATO - Sempre padre Lombardi nel pomeriggio interviene per precisare che "attualmente la magistratura ha contestato a Paolo Gabriele semplicemente il reato di furto aggravato. Siamo ad uno stadio molto iniziale del procedimento penale, perciò le quantificazioni di pene gravissime avanzate da alcune testate non hanno ragione di essere". Una precisazione rispetto ad alcune notizie secondo cui a Gabriele sarebbero stati contestati reati come come quello di violazione della corrispondenza di un capo di Stato, e quindi l'attentato alla sicurezza dello Stato, con una pena prevista fino a 30 anni di carcere. Ma queste accuse, allo stato, non sono state formalizzate.

INDAGINI SU TABULATI TELEFONO E CONTI CORRENTI - Dopo la perquisizione che ha permesso di trovare a casa di una delle persone più vicine a Benedetto XVI documenti ai quali solo una ristretta cerchia di collaboratori poteva avere accesso, alcuni dei quali finiti pubblicati, la gravità del reato e la necessità di proteggere il Papa e l'immagine della Santa Sede non fanno trascurare nessun mezzo investigativo, compresi tabulati telefonici e documentazione bancaria dell'arrestato. Dagli interrogatori inoltre si spera di trarre ulteriore materia di indagine.

INNOCENTISTI E COLPEVOLISTI - Stupiti e costernati, in Vaticano assicurano che l'accusato gode di "tutte le garanzie giuridiche previste" dai codici in vigore nel piccolo Stato e che, appena sarà "acquisito un quadro adeguato della situazione" il giudice istruttore deciderà: "proscioglimento o rinvio a giudizio". In Vaticano ci si augurerebbe il proscioglimento, ma è difficile pensare che la giustizia d'Oltretevere abbia colpito così duro una persona tanto vicina al Papa, causando stupore e scalpore, con pochi fondamenti d'indagine. Così dopo lo sconcerto iniziale di chi conosce la fedeltà al Pontefice del cameriere 46enne, sposato e padre di tre figli, sul quale fino a 3 giorni fa si sarebbero messe le mani sul fuoco, aumenta la schiera dei colpevolisti.

MOVENTE, LIVELLO SUPERIORE E COMPLICI - Per gli inquirenti è aperto inoltre il capitolo dei possibili moventi. Il primo è quello dei soldi, ma molti lo escludono perché il devoto Gabriele "non è il tipo", viene sottolineato: "non trafugherebbe mai - assicura chi lo conosce - documenti dal fax del Papa per soldi". Motivi "ideologici", allora: ad esempio, osserva chi ipotizza questo movente, il "corvo" denominato "Maria" nel libro di Gianluigi Nuzzi è descritto come cristiano, amante della Chiesa, disgustato dalle faide e guerre di potere. In questo caso una persona fedele potrebbe essere ingenuamente caduta vittima delle proprie buone intenzioni e l'ipotesi di un "livello superiore" nella fuga dei documenti si rafforzerebbe. Livelli a parte, gli inquirenti non hanno mai trascurato l'ipotesi che ci siano dei complici.

 
Videolina
Radiolina
 
 
 
 
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