«La Costituente sarda? Non credo si possa fare. Non vorrete mica diventare uno Stato autonomo?». Con queste parole Oscar Luigi Scalfaro, ex presidente della Repubblica, bocciò senza appello la possibilità che la Sardegna potesse darsi un'assemblea costituente capace di riscrivere lo Statuto.
Vincoli politici, rapporti di amicizia e visite ufficiali. Il legame tra la Sardegna e Scalfaro non era solo formale. La Madonna di Bonaria e fra' Nicola da Gesturi consacrarono l'incontro con l'Isola. Una confidenza rivelata, con la consueta pietas religiosa, in apertura dell'incontro (era il giugno del 2002) organizzato a Bosa dal seminario arcivescovile. Prima di prestare il fianco all'incalzante fuoco di fila di domande rivoltegli dal pubblico riguardo all'attualità del dibattito politico.
Sul filo dell'emozione la rivisitazione del momento storico (l'Italia usciva dall'esperienza del fascismo e della guerra), in cui l'Assemblea costituente diede vita, sulle ceneri dello Statuto albertino, alla Carta fondamentale dello Stato. Un ricordo "romantico", popolato di figure miliari della storia patria («che conobbi sui libri di scuola»), di scontri dialettici e compromessi tutti politici (l'accezione negativa del termine era stata rigorosamente abolita) tra le diverse componenti dell'Assemblea per vedere riconosciuta la libertà dei cittadini della nascente Repubblica. E per questa ragione Scalfaro auspicò l'inviolabilità di alcuni capisaldi. «Le riforme sono importanti», disse, «bisogna vedere che settore riguardano. La nostra Costituzione ha una parte di proclamazione di principi fondamentali che io mi auguro nessuno turbi». Questo il presupposto dal quale il senatore a vita partì per esprimere la sua decisa contrarietà alla possibilità che le correzioni fossero apportate da una nuova Assemblea costituente. «Quest'ultima nasce quando il popolo non ha più una legge, una norma, non sa più nulla di sé. Ma non condividerò mai, che si possa fare un'Assemblea costituente, perché ci sono le istituzioni, uno Stato con la sua organicità, la democrazia. Si deve soltanto cambiare, migliorare o sostituire».
(di Manuela Arca)