Finisce l'avventura di Sardegna 24. La società editrice del quotidiano fondato l'estate scorsa - il primo numero è uscito l'1 luglio - è stata messa in liquidazione.
Le pubblicazioni cesseranno domenica 29 gennaio. La decisione, assunta oggi, è stata condivisa dal direttore Giovanni Maria Bellu che dal 16 novembre era diventato anche editore assumendo il controllo della maggioranza delle quote societarie. "Sono stati violati i patti - spiega Bellu - nascondendo le reali passività della società".
La chiusura del giornale è stata già comunicata dal direttore al Comitato di redazione. "La dichiarazione di nullità dell'accordo - sottolinea Bellu - è stata determinata dal fatto che si è scoperta una differenza considerevole tra le passività dichiarate all'atto della cessione delle quote e la situazione reale. Scoperta avvenuta dopo che avevo permesso, attraverso il versamento di mie risorse personali e familiari, il proseguo delle pubblicazioni per altri due mesi. In un editoriale spiegherò quanto è accaduto e ribadirò la volontà di proseguire l'attività di informazione e di denuncia realizzata in questi mesi".
Conclusa l'esperienza a Sardegna 24, il direttore uscente, gia inviato di Repubblica e condirettore de L'Unità, pensa quindi a nuove e imminenti sfide. "Ringrazio i colleghi che hanno lavorato con me condividendo il progetto professionale e ideale. Una squadra straordinaria che ha resistito a una situazione difficilissima. Utilizzerò le risorse che arriveranno - annuncia Bellu - per l'avvio di una nuova iniziativa editoriale o per il proseguo di questa. Nonostante le enormi difficoltà di questi mesi, determinate dal quasi immediato abbandono da parte dell'editore del progetto al quale avevo aderito, credo che l'esperienza di Sardegna 24 abbia confermato la necessità di una voce libera e autonoma nell'informazione sarda".
Incerto il futuro dei giornalisti, 25 persone compresi i collaboratori, una quindicina quelli stabili in redazione. Inevitabile l'apertura di una vertenza che vedrà in campo la Fnsi e l'Associazione della stampa sarda. Il giornale era stato fondato per iniziativa di un gruppo di imprenditori sardi riconducibili a Renato Soru. Della società facevano parte la Sarprint con il 40% delle quote, Carlo Scano, Mariano Pireddu e Giancarlo Muscas con il 20% ciascuno. Amministratore delegato nella primissima fase del giornale era stato nominato Fabrizio Meli, Ad anche de L'Unità e direttore di Tiscali News. Carlo Scano era uscito dalla gerenza nel primo mese di pubblicazioni e nel ruolo di amministratore delegato era stato chiamato Giancarlo Muscas. La società si era poi trasformata in una srl, con l'ingresso di Bellu-editore, il 16 novembre scorso.
FNSI- "E' triste assistere alla grande difficoltà di nuovi giornali a proseguire la loro attività. E', infatti, notizia di grande desolazione la chiusura dopo appena sei mesi e mezzo di Sardegna 24, quotidiano promosso da un gruppo di imprenditori locali, che direttamente o indirettamente avevano lanciato una proposta editoriale con l'obiettivo dichiarato di sviluppare il pluralismo e un giornalismo alternativo, competitivo sul terreno delle idee nella regione". Così, in una nota, la Fnsi prende posizione sull'annunciata chiusura del quotidiano Sardegna 24. "L'impegno generoso di 17 redattori e cinque collaboratori che hanno dato prova di grande tenuta e del direttore Giovanni Maria Bellu, che nel novembre scorso si era assunto anche il ruolo di editore dopo la rinuncia dei principali imprenditori che l'avevano promosso - continua la Fnsi - non sono valsi ad evitare una chiusura provocata forse anche da peccati d'origine. L'avvio della liquidazione della Società Editrice, con cessazione delle pubblicazioni a partire da lunedì prossimo, aprirà anche un'inevitabile verifica su diversi tavoli, compreso quello sindacale. Non c'è, infatti, solo un problema di difficoltà generica del mercato editoriale ma, dalle notizie che si hanno, emergono pochezza imprenditoriale e insufficienze originarie di business plan. Il sindacato dei giornalisti è al fianco dei colleghi, ai quali manifesta la piena solidarietà per la preoccupazione che riguarda il presente e il futuro lavorativo, assicurando totale assistenza per la tutela dei diritti definiti dagli impegni sottoscritti e per l'eventuale sostegno con misure di ammortizzatori sociali".