Berlusconi conferma la fiducia a Monti e riesplode la polemica con la Lega Nord. "Berlusconi è un po' una mezza cartuccia, ha paura", dice Umberto Bossi, secondo il quale "c'è tutto un Paese che vuole strozzare Monti e lui ha paura di mandarlo via". Ma Berlusconi insiste: "Su Monti è difficile fare critiche fondate".
"Berlusconi è un po' una mezza cartuccia, ha paura" di mandare a casa il governo Monti. Sono parole di fuoco quelle di Umberto Bossi. Parole che accendono nuovi entusiasmi nella Lega ma fanno scattare l'allarme in casa del Pdl dove si teme la rottura definitiva dell'alleanza al Nord. Il Cavaliere prova ad abbassare i toni ma chiarisce che non si "tirerà indietro" nel "sostegno al governo": Su Monti - spiega l'ex premier - è difficile fare critiche fondate". Quindi minimizza le divisioni con il senatur: "Io sono sereno - dice - Al momento opportuno il centrodestra sarà compatto". Probabile ma per ora l'asse del Nord, corroso dalle polemiche e dalle faziosità interne ai due partiti, sembra ridotto ad un 'ferro vecchio'. La politica dell'opposizione 'dura e pura' del Carroccio sta spingendo all'angolo l'ex alleato, che, pur tra mille titubanze, sostiene apertamente l'esecutivo dei professori. Il segretario Angelino Alfano replica alla Lega: "Non accettiamo ultimatum e provocazioni - tuona - e non le facciamo". Ma Bossi, intanto, lavora il Pdl ai fianchi: "O cade il governo o cade la Lombardia", sentenzia a Montecitorio. A replicare alla minaccia dei lumbard è direttamente il governatore Roberto Formigoni che declassa le parole del 'capo' ad "una polemica che non ha futuro" anche perché "non si può stare a inseguire tutti i giorni le sue dichiarazioni". La sensazione è che nel Pdl non si crede affatto alla possibilità che la Lega possa far cadere la giunta lombarda. "Oggi, Berlusconi e Bossi si sono anche salutati in Aula, figuriamoci se Umberto fa sul serio", sottolinea un parlamentare di centrodestra. I rapporti con la Lega creano comunque problemi e divisioni tra i pidiellini: gli ex An spingono per andare subito alle elezioni; molti ex Forza Italia flirtano apertamente con i centristi dell'Udc chiudendo il dialogo con la Lega. Nel partito sembra regnare il caos. Tra le ipotesi circolate c'è anche quella di creare una "federazione di due partiti al Nord" che riproporrebbe le divisioni tra Fi e An. Sarebbero stati anche commissionati dei sondaggi: gli ex Forzisti raggiungerebbero il 25%, mentre gli ex aennini sarebbero al 6%. Per qualche dirigente la 'doppia listà rappresenterebbe una soluzione per recuperare consensi ed uscire dall'angolo in cui la Lega ha chiuso il partito. Ma l'ipotesi difficilmente vedrebbe d'accordo gli ex An restii a ritrovarsi divisi a livello nazionali. A loro volta, i falchi insistono sull'opportunità di andare al voto e arrivano ad ipotizzare la possibilità di farlo in autunno. I rapporti con la Lega restano centrali. "Sebbene stiamo scontando un momento difficile, la nostra alleanza con la Lega non è finita", rassicura il segretario Angelino Alfano. Non è escluso, infatti, che Bossi in realtà, più che rompere con il Pdl, stia mettendo in atto una strategia a lungo termine: Impedire che l'intesa tra le colombe del Pdl e l'Udc si saldi a scapito della Lega; riconquistare l'elettorato scontento del Nord in vista delle amministrative. Almeno è quello che sperano in molti nel Pdl, dove i fucili sono puntati contro Roberto Maroni. I cronisti lo hanno incrociato oggi alla buvette della Camera mentre scherzava con i ministri Profumo e Giarda, scusandosi per gli attacchi rivolti da oppositore all'esecutori. Tra gli ex alleati però le parole dell'ex responsabile del Viminale non sono state lette come uno scherzo.