di Enrico Pilia
Wanted. Hanno una foto, quella di Mario Monti, che pende dallo specchietto. L'uomo che sta cambiando faccia al Paese non piace (soprattutto) ai signori dei taxi. Le licenze a costo zero, la concessione a pioggia dell'ambita possibilità di mettersi su strada e caricare le persone, tutto questo ha convinto i tassisti a dichiarare guerra. Tutti uniti, per una volta, mettendo da parte antipatiche rivalità interne: la pagnotta diventa improvvisamente più piccola e dal sapore amaro, se devi dividerla con un esercito di novellini. Non sono una casta, ma una categoria - sostengono - che si guadagna da vivere divorando la strada e, ogni tanto, ingoiando la maleducazione dei clienti, sognando di non imbarcare quello sbagliato. Da un'alba all'altra, al freddo o sotto il sole, il taxi quasi sempre è un amico fidato al quale rivolgersi. Sì, anche questa categoria ha i suoi mascalzoni, ma non è certo l'unica, in un Paese che sotto il profilo etico cade a pezzi.
Fra dieci giorni si fermeranno, le auto bianche e gialle, sacrificando una giornata di lavoro per gridare il loro no al progetto del governo. Progetto, quello di liberalizzare le licenze, che non si fermerà di certo. Monti accelera, l'unico errore è quello di centellinare le decisioni, una dopo l'altra, con il risultato di scontentare tutte le categorie con cadenza quotidiana. A Cagliari, dove il malessere è forte, il mercato se lo dividono 105 tassisti, impauriti dalla possibilità - neanche tanto remota - di vedere sfrecciare in via Roma o verso l'aeroporto nuovi colleghi. Magari cinesi: « Dove la polto, signole?» . È l'Italia liberalizzata.