Anche Tremonti si allinea alle posizioni di Berlusconi e si dice sicuro
che il governo andrà avanti. Con lui lo sono il ministro Frattini e le
“ministre” della corrente Liberamente (Gelmini, Carfagna, Prestigiacomo), favorevoli alla tesi dell’armistizio con Fini in attesa
della verifica in Parlamento. Il premier, intanto, sta cercando di creare una sorta di “salvagente”, stringendo accordi con i parlamentari dei partiti minori, per mettersi al riparo dalle trappole dei finiani.
GUBBIO Le elezioni restano l'unica soluzione possibile nel caso la maggioranza non avesse i numeri: lo ribadisce il ministro dell'interno leghista Roberto Maroni, lo confermano numerosi esponenti del Pdl parlando al primo giorno di lavori della scuola di formazione del partito a Gubbio.
GEOMETRIE VARIABILI Silvio Berlusconi prova a giocarsi un'altra carta, quella di ampliare i confini della coalizione con nuovi innesti, pescando tra i piccoli partiti, in modo da rendere Pdl e Carroccio autosufficienti rispetto a possibili defaillance dei finiani. Che sono paragonati dal vicecapogruppo del Popolo della libertà al Senato, Gaetano Quagliariello, un «cancro» che «avrebbe ucciso politicamente» il Pdl.
Parole dure che riaccendono la polemica tra berluscones ed esponenti di Futuro e libertà proprio mentre il Cavaliere tenta di lavorare per una maggioranza a «geometria variabile» che ovviamente non escluda Fli ma che le consenta, in caso di necessità, di appigliarsi ad una ciambella di salvataggio per far passare in Parlamento provvedimenti indigesti ai finiani.
ACQUISTO DI FLI Questi ultimi replicano non solo annunciando la prossima adesione di un nuovo parlamentare al loro gruppo, il trentaseiesimo (potrebbe essere Giancarlo Mazzucca), ma invitando gli ex compagni di partito a non sottovalutare il peso di Futuro e Libertà che, sondaggi alla mano - dice Italo Bocchino - si attesterebbe al 7,2%.
Ma, nella giornata, il sostegno più importante a Berlusconi arriva da Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia si dice «orgoglioso» di essere nel governo Berlusconi ed è quindi assolutamente «convinto di continuare questa attività. Abbiamo l'idea di andare avanti. Se poi non si può...». Tremonti lo afferma in apertura al suo intervento alla festa dei giovani del Pdl, Atreju, in corso a Roma. Alla fine verso l'uscita, tra chi gli fa carezzare il bambino piccolo («lo porti a dormire che è tardi», consiglia Tremonti), e chi gli passa il suo progetto scritto a 16 anni per abbattere il debito, il ministro parla anche della non piacevole proiezione dell'Ocse sull'Italia, argomento che ha tenuto banco tutto il giorno: «Io guardo i dati Istat, vedrete domani... anche se ho un enorme rispetto per l'Ocse». Gli ultimi saluti e il ministro si dilegua con la scorta.
A GUBBIO I finiani diventano invece immediatamente il bersaglio dello stato maggiore del partito riunito a Gubbio per la tradizionale scuola di formazione politica giunta alla nona edizione.
Il commento più duro spetta proprio a Gaetano Quagliariello: «Avevamo un cancro all'interno che ci avrebbe prima o poi ammazzato politicamente» dice dal palco tra gli applausi della platea. Fabrizio Cicchitto se la prende con «lo squadrismo mediatico» del parlamentari vicini al presidente della Camera.
Ed è ancora un coro di richieste di dimissioni per Fini dalla presidenza di Montecitorio. «Crea un vulnus e dice una bugia» sottolinea Ignazio La Russa mentre il capogruppo del Pdl alla Camera invoca il regolamento di Montecitorio per dichiarare l'incompatibilità dell'ex leader di An tra il ruolo istituzionale e quello politico. Duro anche Sandro Bondi che se la prende con la «leggerezza culturale e politica» con cui Fini «ha espresso giudizi infondati e categorici sull'azione del governo».
Fini a parte, anche da Gubbio si ragiona su quello che è ora il primo obiettivo di Berlusconi: garantire al governo di poter andare avanti. «Sono fiducioso che un'ampia maggioranza sosterrà il governo», dice il ministro della Giustizia Angelino Alfano mentre il collega Renato Brunetta non esclude che quando il premier parlerà in Aula «si arriverà ad una bellissima sorpresa, e cioè che l'esecutivo possa uscire con più voti di fiducia di quanti ne ha avuti il giorno del suo insediamento».
Una linea condivisa da Ignazio La Russa che invita a non giudicare possibili new entry come «un ribaltone».
REALISMO Porte chiuse invece alla possibilità di un governo tecnico: «una maialata» dice Denis Verdini convinto come tutti del resto che senza voti l'alternativa sono le elezioni. Ma, alla fine, prevale la linea di prudenza dettata dal Cavaliere: per il momento è costretto all'armistizio con Fini. Ne sono convinti anche Frattini e le «ministre» della corrente liberamente, Prestigiacomo, Gelmini e Carfagna. Un po' di sano realismo.