E' finita dopo dodici stagioni l'avventura al Cagliari di Diego Lopez, almeno quella da calciatore. «Ho deciso, smetto», afferma in un'inedita conferenza stampa nel centro sportivo rossoblù di Assemini. «È stata un'avventura fantastica, ora per me, però, inizia una sfida tutta nuova, che poi è un'esperienza di vita».
Da oggi l'uruguaiano, che ad agosto ha compiuto 36 anni, sarà a Barisardo per sottoporsi ai test per il corso di allenatore. Nei prossimi giorni firmerà poi un nuovo contratto, sempre con il club rossoblù.
Ci ha pensato e ripensato per mesi. «L'idea iniziale», ammette, «era quella di giocare ancora un anno in Uruguay». Magari al Peñarol, la sua squadra del cuore da bambino, o ancora al River Plate di Montevideo, dove è cresciuto prima di emigrare in Europa. «Ho riflettuto parecchio assieme alla mia famiglia, staccarmi per un po' per poi tornare non avrebbe avuto senso, i miei figli da qui poi non si muovono e io ormai mi sento un cagliaritano».
Trecentoquattordici partite in rossoblù. Altre quindici, dunque, e Lopez sarebbe diventato il giocatore più presente nella storia del Cagliari. Meglio di lui hanno fatto soltanto Mario Brugnera (giunto a quota 328), Gigi Piras (320) e il mito Gigi Riva (315).
Ora ricomincia come allenatore. «Ce la metterò tutta, come ho sempre fatto, sin dal primo giorno che mi sono presentato per la prima volta al Sant'Elia». Era l'estate del 1998. Col tempo è diventato un pilastro della difesa rossoblù. Parlava poco, Diego Lopez, in campo, però, si faceva sentire, eccome. Con le buone o con le cattive. Ha trascorso un terzo della sua vita in Sardegna dove sono nati i tre figli Inti (5 anni), Ian (6) e Thiago (9), ma è rimasto legatissimo all'Uruguay, alle tradizioni, alla gente che - dice - è buona, generosa e leale come i sardi. «Ringrazio tutti i tifosi, la società, dal presidente sino ai magazzinieri, e naturalmente i compagni». Tre in particolare: «Agostini, Cossu e Conti. Anche per loro la mia scelta è stata sofferta, ma ora sono pronto per ricominciare».