DAL NOSTRO INVIATO LORENZO PIRAS Il ministro Giancarlo Galan non c'era, ma il primo passo per spostare su tavoli nazionali la vertenza del comparto ovicaprino è stato fatto. È questo l'unico (per ora) risultato ottenuto dai 350 pastori sardi di Coldiretti che ieri hanno sfilato per le vie della capitale fino a via XX Settembre, sede del ministero delle Politiche agricole, dov'era in programma un vertice mai tanto atteso.
Certo, bisognerà pazientare almeno altri dieci-quindici giorni per capire se saranno concesse le compensazioni pretese dalle associazioni di categoria per sopperire all'inadeguatezza del prezzo del latte. E, soprattutto, se gli interventi strutturali sul medio-lungo periodo, a cominciare dal ritiro delle giacenze del formaggio, saranno accettati. Questo mentre il Movimento dei pastori sardi definisce la trasferta romana un flop: «La Coldiretti», dice Felice Floris, leader di Mps, «non è riuscita a farsi ricevere dal ministro e neanche da un sottosegretario».
IL PRIMO PASSO Giovedì, sempre a Roma, si riunirà un tavolo tecnico formato dai rappresentanti del ministero e delle regioni Sardegna, Lazio e Toscana. Entro dieci giorni la piattaforma con le proposte sarà presentata al ministro. «L'iter - spiega Amedeo Gerolimetto, capo della segreteria del ministro Galan - si concluderà con un passaggio politico, cioè con un incontro tra il ministro, le associazioni e le regioni entro quindici giorni«. Galan, in una nota, ha ricordato che la crisi non nasce oggi ma è figlia delle dimenticanze del passato. La delegazione sarda, guidata dall'assessore Andrea Prato e dal presidente della commissione Agricoltura Mariano Contu, ha presentato un piano di intervento su due livelli.
LA PARTITA GENERALE Sul versante nazionale si propone - tra l'altro - l'acquisto di pecorino da destinare agli indigenti e ai paesi in via di sviluppo; di sostenere operazioni di ristrutturazione del debito delle imprese; la tempestività nei pagamenti dei contributi; l'anticipazione dei pagamenti comunitari; la reintroduzione del bonus gasolio per le serre; le garanzie per consentire alle imprese di accedere al credito. Ancora: l'incremento degli aiuti a sostegno della qualità del latte ovicaprino fino a 30 milioni di euro. Nel medio periodo, oltre alle restituzioni all'export, si propone un'attività di promozione e di sostegno della domanda di pecorino sul mercato interno. Nel lungo periodo si suggerisce la revisione della classificazione dei pecorini di origine protetta (Dop), un piano nazionale di settore e una riformulazione delle norme a difesa delle produzioni tutelate.
IL PIANO-SARDEGNA Per l'Isola sono invece allo studio, nel medio periodo, nuove politiche di marketing, lo sblocco dei pagamenti per il Programma di sviluppo rurale (Psr), con l'incremento indennità compensative. Per il rilancio dei consumi interni si pensa allo sviluppo della filiera corta, e all'utilizzo del pecorino nelle mense scolastiche e ospedaliere.
IL VERTICE A ricevere i rappresentanti degli operatori, ieri c'erano il capo di gabinetto del ministro Giuseppe Ambrosio e i due capi dipartimento Adriano Rasi Caldogno e Mario Catania. Non c'era il governatore Ugo Cappellacci, come prima della riunione segnalava il presidente di Coldiretti sarda Marco Scalas e come poi hanno ricordato, per voce di Sergio Cardia e Daniele Caddeo, Agc, Lega e Confcooperative. E se il presidente del Consorzio del pecorino romano Toto Meloni chiede «un tavolo di confronto con l'Ue e un patto di filiera, con interventi pubblici vincolati a nuove regole», e Ignazio Cirronis (Copagri) non nasconde la sua insoddisfazione, Gigi Picciau (Confagricoltura) minaccia: «Se entro quindici giorni non otterremo risultati ci schiereremo col movimento dei pastori». Alla finestra Coldiretti: il direttore sardo Michele Errico pretende «il rispetto della piattaforma presentata dall'associazione e risposte nei tempi stabiliti, la mobilitazione continuerà». Ma Prato prova a rasserenare gli animi: «Solo uniti si vincerà la battaglia a tutela del comparto ovino».