Ieri la prova in simultanea in tutta Italia: 80 domande a risposta multipla, metà di cultura generale. Il via alle 11, la consegna alle 13. Tra le più strane stravince «quella sul Grande Fratello».
Indossare il camice bianco resta il sogno nel cassetto di tantissimi giovani sardi. Un desiderio non intaccato dalle notizie che, un giorno si è l'altro pure, raccontano lo sfascio della sanità italiana, tra zuffe di ginecologici in sala parto o morti sospette nelle corsie degli ospedali.
L'ESERCITO DI ASPIRANTI MEDICI La riprova ieri mattina, quando un esercito di ragazze e ragazzi provenienti da ogni parte dell'Isola, parecchi persino da oltre Tirreno, ha invaso la Cittadella universitaria di Monserrato per partecipare al test d'ingresso alla facoltà di Medicina, svolto in simultanea in tutti gli atenei d'Italia. Numeri over size : 1865 iscritti per 165 posti - anche se poi il 20 per cento non si è neanche presentato all'appello -, oltre 200 richieste in più dello scorso anno, che aveva già segnato un record. Un boom continuo spiegabile in parte con «la passione per un mestiere tra i più nobili» e in parte con «la speranza di conquistare un futuro economico roseo e una posizione sociale prestigiosa». Dietro cui però, nonostante in pochi siano disposti ad ammetterlo, si intravede anche l'effetto dell'enorme successo di serie tv come Er e Dr House in cui medici belli e ricchi salvano la vita ai poveracci, tra un amore contrastato e una cena chic a lume di candela. Ottanta domande a risposta multipla, metà di cultura generale, le altre più tecniche su biologia, matematica e chimica. Il via alle 11, due ore di tempo per la consegna. Alla fine volti tesi, sigarette consumate a getto continuo e pessimismo diffuso.
I RAGAZZI Annalisa Panizziuti, nuorese, è tra le prime a uscire. «Com'è andata? Non lo so, ho risposto solo alle domande di cui era certa. Perché voglio fare il medico? Mi piace e poi è un mestiere che non passerà mai, le persone non smetteranno mai di stare male». Lei, come quasi tutti, si è comunque preparata una via di fuga nel caso andasse male: «Mi sono iscritta anche ad altre prove d'ingresso, sempre però nell'ambito delle professioni sanitarie». Claudia Murru, cagliaritana, è invece già al secondo tentativo: «L'anno scorso ho provato il test ma non sono passata, così mi sono iscritta in farmacia. Perché ci ritento? Medicina è quello che mi piace». Stefano Tedde arriva da Tiana: «Ho sempre sognato di fare il medico, sin da bambino. È una professione che mi affascina. Se sono stato influenzato dai tanti telefilm in tv? Beh, forse sì, magari inconsciamente». Di certo tra questi ragazzi non abbonda l'ipocrisia, visto che in pochi giurano di aver scelto Medicina spinti esclusivamente dal desiderio un po' démodé di aiutare gli altri. Insomma, tra le motivazioni spicca soprattutto l'aspirazione, assolutamente legittima, di trovare subito lavoro e guadagnare bene. «Inutile dire che non sia così - ammette Domenico Tersitani, cagliaritano -, ma se non si ha propensione per certe materie non credo si possa andare lontano». Epperò c'è anche chi a fare il test è venuto quasi costretto, come Federico Piludi: «Il medico è un mestiere nobile - dice - ma io voglio fare il giornalista, sono qui principalmente per fare contenti i miei genitori che ci tenevano. Se passo la prova? Beh, a quel punto forse mi iscrivo».
I GENITORI Già i genitori. In tantissimi ieri sono rimasti fuori ad aspettare, tesi quanto e più dei figli, mentre nelle aule si svolgevano i test. Agostino Aulico, oculista di Palermo, è arrivato a Cagliari insieme al figlio Francesco. «L'aereo era pieno di ragazzi che dovevano fare il test per medicina a Cagliari o a Sassari - spiega -, e il motivo è che qua la selezione è meno severa, in media si passa rispondendo giusto a 41 o 42 domande, mentre a Palermo è più difficile». Sia lui che Fausto Melis di Terralba, che ha accompagnato la figlia Rachele, sottolineano poi un aspetto molto particolare: «Le selezioni sono necessarie - dicono -, ma sarebbe ora che qualcuno andasse a scavare un po' nel business dei corsi di preparazione ai test che sono sorti in questi anni man mano che si istituiva il numero chiuso nelle università: costano molti soldi e sono gestiti spesso da persone dentro questo ambiente».
IL GRANDE FRATELLO Ma le domande dei test com'erano? «Quelle di chimica e biologica molto difficili, per fortuna c'erano quelle di cultura generale», il coro unanime dei ragazzi. Anche se poi in tanti hanno trovato «scandaloso» o «ridicolo» che tra le seconde «ce ne fosse una sul Grande Fratello». Peccato però che si riferisse al romanzo di George Orwell e non alla trasmissione tv.
MASSIMO LEDDA