Ancora tanti ostacoli per il riconoscimento dei culurgionis come prodotto a indicazione geografica protetta.
I culurgionis col bollino blu (tecnicamente Igp, ovvero indicazione geografica protetta) sono sempre a rischio scippo. Esposti a possibili tentativi di imitazione. «Ma la colpa non è della Regione». Accusata dagli ex amministratori provinciali di aver bloccato le pratiche sulla via della tutela del prodotto, l'amministrazione di via Trento rintuzza e contrattacca. «Se ancora non si è arrivati alla conclusione», ribatte Andrea Prato, assessore regionale all'Agricoltura, «è perché il comitato promotore dell'iniziativa ha presentato documentazione carente. La Regione è in attesa di ricevere la documentazione modificata in base alle indicazioni impartite ai rappresentanti del comitato».
ACCUSE AL MITTENTE Non c'è, secondo Prato, «nessun disinteresse da parte della Regione per il riconoscimento dell'igp. Detto questo, non è vero che le pratiche per ottenere l'Igp siano ferme in Regione da un anno e mezzo. Inoltre, non è vero che le carte debbano essere inviate dalla Regione al ministero entro 90 giorni». Se i culurgionis non hanno ancora un marchio Igp, sostiene Prato, la colpa è da ricercare in Ogliastra. «Serve completare le pratiche», incalza l'assessore, «per evitare che la procedura si areni al ministero delle Politiche agricole a causa di numerose carenze riscontrate. Inoltre, esistono normative nazionali ed europee che la Regione non può ignorare né eludere d'imperio. Sempre la Regione ha chiesto che il Comitato raccolga al suo interno gli effettivi attori della filiera, cioè i produttori».
Sulla via della certificazione è necessario rimuovere anche altri ostacoli. Il comitato - sempre secondo la Regione - non può rivendicare una connotazione esclusivamente ogliastrina del prodotto visto che «di fatto - osserva Prato - la produzione è diffusa in quasi tutta la Sardegna. È da tenere in considerazione che esistono consolidate realtà produttive al di fuori di questa zona le quali, in occasione della riunione di pubblico accertamento, potrebbero bloccare l'intera procedura. Il Comitato promotore a suo tempo non ha accolto l'osservazione territoriale e la Regione aveva proceduto con l'istruttoria».
L'OSTACOLO CHE NON C'È Occorre inoltre sgombrare il campo da un altro luogo comune. «Per ottenere il riconoscimento del marchio Igp», spiega Andrea Prato citando precise disposizioni legislative, «non occorre che tutti gli ingredienti siano prodotti nel territorio. Tanto più che esistono obiettivi problemi per il reperimento in loco delle materie prime, come ad esempio i fiocchi di patate».