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Cronache dalla Sardegna
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Olbia, ora scatta la giustizia fai da te:
vendetta contro un incendiario

Olbia,  ora scatta la giustizia fai da te: vendetta contro un incendiario La Lancia Dedra di Gian Paride Aru data alle fiamme. Foto Antonio Satta.

In città la tensione è alta: un clima da regolamento di conti che preoccupa la gente. I carabinieri annunciano l'aumento dei controlli.

La condanna è arrivata quando Gian Paride Aru non era ancora in carcere. Poche ore prima che il pubblico ministero facesse scattare nei suoi confronti l'accusa di aver tentato di incendiare un'auto che era parcheggiata in via Sardegna: in via Correggio, proprio davanti alla casa olbiese del ventiquattrenne di Teti, qualcuno ha incendiato la Lancia Dedra che utilizzava abitualmente per spostarsi da una parte all'altra della città. Questa è davvero giustizia fai da te. E ora spetta ai carabinieri il compito di trovare una spiegazione a questa faida.

L'ATTENTATO FALLITO Il primo episodio di una notte ad altissima tensione risale alle 22. I carabinieri della Sezione operativa sono appostati in via Sardegna, sospettavano che prima o poi qualcuno si sarebbe presentato per la seconda volta davanti alla palazzina della famiglia Madau. La stessa, guarda caso, presa di mira da un fuciliere misterioso una settimana fa. Il timore dei militari è fondato: Gian Paride Aru arriva con una tanica piena di gasolio. Poggia il bidone sul tettuccio della Lancia y e lo stappa. Poi si allontana e sale in auto: a quel punto sale sulla sua Kia Picanto, ma il suo progetto di far partire l'incendio salta grazie all'intervento dei carabinieri. I militari bloccano la sua auto, ma Gian Paride Aru non si arrende: spinge i carabinieri, ma non riesce a fuggire. E così nei suoi confronti scatta anche l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale.

LA RITORSIONE Tira aria pesante martedì sera in città e i carabinieri temono che ci possa essere anche qualche altro episodio. Alle tre del mattino un incendio scoppia in via Correggio: arrivano i vigili del fuoco, ma la Lancia Dedra viene completamente carbonizzata. Il danno non è ingente, ma l'episodio alimenta ulteriore tensione. Per un fatto molto semplice: quella vecchia auto apparteneva a una parente di Gian Paride Aru, anzi la usava solo lui quasi ogni giorno. E allora questo attentato ha tutto il sapore di un ritorsione, di una vendetta scattata a tempo di record. Oppure, sospettano i carabinieri, l'incendio contiene un messaggio ancora più inquietante per il ventiquattrenne finito in carcere: «Taci o te la facciamo pagare». Tutti dubbi a cui gli uomini della Sezione operativa, guidati dal tenente Angelo Bello, stanno tentando di chiarire.

L'ANTEFATTO Le indagini sul doppio attentato di martedì devono partire per forza da un altro episodio: quello avvenuto 25 agosto, quando la facciata della casa di Paolo Madau (il proprietario della Lancia Y che Aru voleva incendiare) è stata crivellata dalle fucilate. Il collegamento esiste e non c'è dubbio, ma cos'è che ha alimentato la guerra?

L'ALLARME L'operazione di martedì notte, preparata da giorni dai carabinieri, è un segnale importante per i cittadini. A Olbia il livello di preoccupazione è molto alto: non c'è una notte che un quartiere non venga svegliato da un'esplosione o che qualche auto non venga distrutta dal fuoco. «Il contrasto a questi fenomeni è una nostra priorità - fa sapere il comandante del Nucleo operativo di Olbia, Alessandro Dominici - Da giorni siamo impegnati in diversi servizi di prevenzione, ma chiediamo la collaborazione dei cittadini. Chiunque può segnalarci movimenti sospetti di persone sconosciute».

NICOLA PINNA

 
 
 
 
in collaborazione con Immobiliare.it
 
 
 
 
 
 
 
 
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