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Iraq: dopo sette anni guerra finita,
ma gli americani restano a vigilare

Iraq: dopo sette anni guerra finita,  ma gli americani restano a vigilare Soldati americani ripiegano la bandiera lasciando la base militare Scania, nel sud di Baghdad. Le ultime truppe Usa combattenti in Iraq hanno lasciato il Paese, con una decina di giorni di anticipo sul calendario.

La guerra in Iraq è virtualmente finita, con alcuni giorni di anticipo sul calendario che prevedeva la fine della fase dei combattimenti al prossimo 31 agosto, ma decine di migliaia di americani, militari e anche civili, rimarranno nel Paese per diversi mesi, o anche diversi anni.

La seconda divisione di fanteria della quarta brigata Stryker, l'ultima unità combattente Usa in Iraq, ha lasciato la scorsa notte il Paese mediorientale, al termine di quasi sette anni e mezzo di guerra, spostandosi nel vicino Kuwait. Attualmente rimangono circa 56 mila militari in Iraq, e si ridurranno a circa 50 mila all'inizio del mese prossimo, con mansioni soprattutto di addestramento, per circa un anno e mezzo, fino al ritiro totale, in calendario per la fine del 2011.

I "CONTRACTOR" - Ma, come rivela oggi il New York Times, per sostituire i militari gli Stati Uniti lasceranno "un piccolo esercito" di circa 7 mila contractor civili che prenderanno il loro posto - a partire dall'ottobre 2011 - tanto nell'addestramento della polizia irachena, quanto nella protezione dei suoi campi fortificati e delle ambasciate. Posti alla difesa di cinque complessi fortificati, i contractor saranno responsabili dei radar anti-missili, andranno a caccia degli ordigni artigianali lungo le strade, faranno volare droni di ricognizione e potranno anche mettere insieme piccole unità di pronta reazione per aiutare i civili in difficoltà. Comunque, scrive il Ny Times, qualche decina di militari resterà anche dopo il 2011 per addestrare i colleghi iracheni all'uso dei nuovi carri armati M-1 e caccia F-16. Per le forze armate irachene si tratta ora di un vero esame di maturità, con un esercito di quasi 200 mila uomini che dovrà dimostrarsi in grado di controllare la difficile situazione interna, con rigurgiti di terrorismo e un equilibrio politico difficile da trovare. Senza l'appoggio degli americani, in molti temono infatti che i possibili scontri intestini possano minare la coesione delle forze armate. Ali Dabbagh, il portavoce del governo iracheno, sostiene che "le forze di sicurezza sono sufficientemente pronte per far fronte alle minacce".

LE PERPLESSITA' - Ma il generale Babakir Zebari, capo di Stato maggiore, dieci giorni fa aveva detto che "l'esercito non è pronto a ricevere il testimone dagli americani, che dovrebbero rimanere fino al 2020". Le perplessità sono quindi molte in Iraq, a partire dai dubbi espressi dall'ex braccio destro del dittatore rovesciato Saddam Hussein, Tareq Aziz, contrario al ritiro perché significa "lasciare l'Iraq al lupi". Il governo di Baghdad ostenta però determinazione, perché l'esercito è pronto, sostiene. Ma anche all' interno del partito del premier, Nuri al Maliki, c'è chi dissente apertamente, come il deputato Izzat Shahbander.

SETTE ANNI DI GUERRA - Era iniziata all'alba del 20 marzo 2003, la guerra che ha portato al rovesciamento del regime di Saddam Hussein. Una guerra, decisa dall'allora presidente Usa, George W. Bush, convinto che Saddam possedesse armi di distruzione di massa (che non sono poi state mai trovate). Una guerra che ha portato a spaccature in Europa, visto che la Gran Bretagna ha combattuto al fianco degli Stati Uniti, mentre Paesi come la Francia hanno guidato quello che si può definire un "fronte del no". Bush aveva dichiarato la fine dei combattimenti in Iraq il primo maggio del 2003, in un famoso discorso, quello della "Mission Accomplished" a bordo della portaerei Lincoln, al largo di San Diego in California. In realtà i combattimenti sono durati molto più a lungo, con oltre 4.400 morti militari americani e circa 100 mila vittime civili irachene stimate, e tensioni fortissime nel biennio 2006-'07. Si è dovuto attendere il cosiddetto "surge" del generale americano David Petraeus, nel 2007, per iniziare a vedere una progressiva stabilizzazione della situazione nel Paese.

 
 
 
 
in collaborazione con Immobiliare.it
 
 
 
 
 
 
 
 
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