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Cronache dalla Sardegna
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Fenosu, trentamila in delirio per Ligabue

Fenosu, trentamila in delirio per Ligabue Ligabue ieri a Fenosu (Max Solinas)

Trentamila spettatori giunti da tutta Italia, hanno applaudito sino a tarda notte il rocker emiliano.

DAL NOSTRO INVIATO

FRANCESCA FIGUS

Polvere e sudore - e il sapore della birra si mescola al sapore del rock, quello forte, quello che ti prende la pancia, quello che ti fa andare il cuore come il drum voodoo di una danza che non ha tempo. Stanotte non è Glastonbury, e Glastonbury è uno dei festival più grandi del mondo: stanotte è Fenosu: stanotte è Ligabue. La Sardegna non ha mai visto un concerto così.

Luciano sì, Luciano lo cantiamo dal vivo dagli anni che aveva i capelli lunghi e stava al Bar Mario e a Cagliari, l'ultima volta due anni fa, eravamo in ventimila. Ma questa volta è tutto diverso. In questo pezzo di terra tra l'aeroporto e il niente, sul palco grande metà campo di calcio, va in scena la musica dal giorno alla notte. E la notte è sua; la notte è di questo rocker che della Bassa ha la parlata e la forza, e quando il cielo diventa nero e le stelle sono così tante che a contare quelle che cadono ci scappa un desiderio, Ligabue arriva.

E arriva per starci ventiquattro canzoni, quelle nuove eppoi le altre, ancora quelle, sempre quelle, rime che sono consuetudini, consuetudini che sono bandiere. Per ballare sul mondo: che siate bamboline, che siate barracuda, Ligabue è così. Rock di cosce e di zanzare, rock di azioni e sensazioni, rock di lambrusco e popcorn. Buono per stanotte, buono per la vita.

Guardatelo, prendere il rock come fosse una femmina e afferrarlo per i fianchi, stretto, avido, innamorato. Guardatelo, prendere il suo pubblico di venticinquemila, e ammansirlo, domarlo, conquistarlo.

La musica, certe volte, ce la fa. E oggi è una di quelle. Una di quelle volte che la polvere ti si attacca alla pelle sudata e la musica è nel cuore e il cuore è nella gola e bruciano gli occhi, bruciano i piedi, brucia la terra tra l'aeroporto e il niente. Ma non abbiate paura, il meglio, d'altronde, deve ancora venire. E la canzone numero ventiquattro è questa, una ballad di buone speranze e buone chitarre, ti voglio credere per come cammini, per le promesse che comunque mantieni, io ti voglio credere per quello che chiedi e che non chiedi . E adesso che è mezzanotte, e state cantando dalle nove e mezzo; adesso che avete già urlato Certe notti e Libera nos a malo e Marlon Brando è sempre lui ; adesso che Ligabue vi dice buonanotte e se ne va, ricordatevi quello che vi ha raccontato prima: «Chi accontenta gode? Così così».

 
 
 
 
in collaborazione con Immobiliare.it
 
 
 
 
 
 
 
 
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