La vittima e un'altra persona avrebbero affrontato il senegalese con dei tubi di plastica dura. Ora si temono spedizioni contro gli stranieri: rafforzati i controlli
Prima del colpo mortale, con una bottiglia di vetro rotta trasformata in pugnale, si erano già affrontati davanti alla pizzeria: Simone Naitana, con in mano un tubo di plastica dura, e Ismalilla Diouf Ndiaye, 45 anni, due metri d'altezza e fisico possente. Forse con il ventinovenne di Monserrato c'era un amico, anche lui armato di bastone. Uno scontro, forse per uno sgarro a una ragazza, finito con ferite lievi e con la telefonata al 112 da parte del senegalese: «Sono stato aggredito». Il quarantacinquenne africano però non ha aspettato i carabinieri lontano dal locale Cip & Ciop di via Italia 186, a Pirri. É tornato indietro per il secondo round, quello fatale. Naitana è crollato a terra in un lago di sangue, colpito al collo con la bottiglia spaccata. Il senegalese è stato fermato poco dopo e arrestato con l'accusa di omicidio.
LITE BANALE Dopo ventiquattro ore, sul delitto restano ancora dei dubbi che i carabinieri della compagnia di Cagliari, comandati dal capitano Paolo Floris, stanno cercando di dissipare. Da una parte c'è il racconto di alcuni testimoni. Lo scontro tra Ndiaye e Naitana, arrivato nella pizzeria-paninoteca con il suocero e con una parente della sua convivente, sarebbe nato per una parola di troppo del cittadino senegalese alla ragazza. O forse la miccia potrebbe essere stata la richiesta, con toni sgarbati, di una birra gratis alla figlia del titolare della pizzeria al taglio. Dalle parole si sarebbe passati ai fatti, con la rissa in due tempi e il fendente fatale. Ma il senegalese, interrogato poche ore dopo l'omicidio, nella caserma di via Nuoro dal magistrato Marco Cocco che sta coordinando le indagini insieme a Danilo Tronci, ha raccontato un'altra versione dei fatti. Secondo quanto riferito dall'avvocato difensore, Alberto Fontana, Ndiaye si sarebbe difeso da un'aggressione. Una spedizione punitiva (forse con scambio di persona) organizzata dalla vittima e da un amico, poi fuggito. A conferma di questa tesi, come ha ricordato il legale dell'extracomunitario, ci sarebbero le ferite. Alcune anche da taglio. Non solo. Secondo la ricostruzione dell'avvocato, Ndiaye non aveva intenzione di uccidere: la bottiglia di vetro si sarebbe rotta durante la seconda colluttazione, ferendo mortalmente Naitana. Bottiglia che non sarebbe stata nella mani del senegalese.
I PRECEDENTI Una ricostruzione che non avrebbe trovato molte conferme. Gli inquirenti continuano le indagini. Ieri sono stati ascoltati in Procura alcuni testimoni: il titolare della pizzeria al taglio, le due figlie e un giovane. Intanto Ndiaye, da ieri mattina, è rinchiuso in una cella del carcere di Buoncammino. Ha precedenti penali per rissa, lesioni e tentato omicidio. Fatti avvenuti nel Bergamasco, dove ha ancora la residenza. Il quarantacinquenne, da più di vent'anni in Italia (per l'interrogatorio non ha avuto bisogno dell'interprete), era arrivato a Cagliari da due mesi, per guadagnare qualche soldino con la stagione estiva. Viveva in via Mara, sempre a Pirri, a poche centinaia di metri dal luogo dell'omicidio. Il suo permesso di soggiorno scadrà nel novembre del 2010. Nonostante i precedenti, gli era stato rinnovato (in attesa di un'occupazione) dalla questura di Bergamo. Anche Naitana aveva alle spalle guai con la giustizia per questioni di droga e porto d'armi.
AUTOPSIA Stamattina, alle 9,30, nelle camere mortuarie del Brotzu, il medico legale Roberto Demontis eseguirà l'autopsia sul corpo di Simone Naitana. Sarà presente anche il consulente della difesa, Filippo Monni. I magistrati vogliono accertare se le ferite mortali siano compatibili con l'arma usata per il delitto (la bottiglia spaccata). Ieri sera è stato visitato anche il senegalese per valutare l'entità delle ferite riportate nello scontro.
LE TELEFONATE Prima che lo scontro si trasformasse in omicidio, diversi passanti e residenti della zona avrebbero chiamato il 113. Telefonate che segnalavano una violenta rissa in viale Italia. Le segnalazioni sarebbero state girate ai carabinieri. Anche questo tassello potrebbe essere utilizzato dalla difesa per avvalorare la tesi dell'aggressione da parte di due persone (una sarebbe la vittima) al senegalese.
IL COMITATO Ieri mattina, durante la riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica si è discusso anche dell'omicidio. C'è il timore che, dopo quanto accaduto, possano verificarsi spedizioni punitive o attentati contro la comunità senegalese. Per questo sono stati potenziati i controlli nella zona dove vivono i cittadini stranieri.
MATTEO VERCELLI