Duro colpo alla 'ndrangheta e alle sue ramificazioni in tutta Italia. Con un'operazione imponente, carabinieri e polizia, coordinati dalla Dda di Milano e Reggio Calabria, hanno arrestato oltre 300 persone e decapitato i vertici delle cosche
Cosche che dalla terra d'origine avevano esteso i loro tentacoli soprattutto in Lombardia, con infiltrazioni nelle imprese fino a cercare di arrivare a mettere le mani sull'Expo. Una operazione definita dal ministro Maroni "in assoluto la più importante contro la 'ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l'aspetto organizzativo che quello patrimoniale" E' un'inchiesta dirompente quella per la quale si sono aperte le porte del carcere per boss e affiliati e che è nata da una semplice intuizione dei carabinieri del gruppo di Monza che nel 2006 stavano indagando su un caso di droga. Intuizione che ha portato a documentare come la 'ndrangheta in questi ultimi anni ha "cambiato pelle": non solo perché in Lombardia è diventata "mafia imprenditrice" con infiltrazioni anche nel mondo delle istituzioni e della politica, ma anche per le sue caratteristiche di organizzazione, "unitaria, verticistica e piramidale", per dirla con le parole del Procuratore antimafia Piero Grasso. Grasso, insieme ai Procuratori della Repubblica di Milano e Reggio Calabria, Edmondo Bruti Liberati e Giuseppe Pignatone, il procuratore aggiunto Ilda Boccasini, il procuratore generale Manlio Minale e ai vertici delle forze dell'ordine, hanno raccontato l'inchiesta in una affollatissima conferenza stampa (in platea c'erano anche molti magistrati) a Palazzo di Giustizia di Milano. Il primo a parlare di mutazione genetica dell'organizzazione malavitosa è stato Minale, ricordando l'ultima operazione imponente , 'I fiori della notte di San Vitò era del 1994, e sottolineando che rispetto ad allora "ci avviciniamo alla seconda generazione", per i rapporti con il mondo dell'imprenditoria. Con il boss Pino Neri eletto come 'capo' con un 'brindisi durante una una "mangiata' a Paderno Dugnano, nel milanese, e Pasquale Zappia "rappresentante del mandamento Lombardia" (entrambi in carcere) dove, ha proseguito il Pg (fino a un mese fa procuratore capo) "si è capito che i legami" con gli imprenditori "sono i più vantaggiosi". A proseguire in questo spaccato uscito dall'inchiesta, grazie anche alle molte intercettazioni telefoniche e ambientali, i filmati e i pedinamenti, è stato Giuseppe Pignatone. Ha parlato di un numero "eccezionalmente alto di affiliati" e ha fatto l'esempio di Rosarno (Reggio Calabria) dove su 15 mila abitanti 250 sono affiliati. Poi ha aggiunto: "la capacità di infiltrazione negli ambienti più diversi è la cosa che più preoccupa". Il Procuratore di Reggio, che ha commentato positivamente l'inserimento da parte del legislatore della 'ndrangheta nel novero delle organizzazioni di tipo mafioso, ha inoltre spiegato che trattative, decisioni importanti e nomine di nuovi capi (le cariche erano "temporanee e elettive)" venivano prese a matrimoni (uno a Platì con migliaia di inviati), feste e battesimi e cerimonie in Calabria. E ancora , per sottolineare l'importanza data all'"unitarietà" ha citato le parole di un boss intercettato che aveva detto: "qui dobbiamo metterci d'accordo per stare tutti insieme. Se no ritorniamo allo sgarro" e ognuno ritorna a "guardare alla sua locale". Infine Ilda Boccassini. E' stata lei a raccontare che tanti degli arrestati di oggi sono persone "apparentemente insospettabili, figli di seconda generazione," e mai sfiorati da alcuna inchiesta. "Sono 500 gli uomini affiliati in Lombardia" dove sono stati scoperti "15 locali". Un numero destinato a crescere "perché sappiamo che sono molti di più" anche se "il dato più sconcertante che sta emergendo è che ancora molti negano di essere strutturati", così come "nega chi è stato danneggiato o minacciato". E dopo aver ripercorso capitoli dell'indagine tra cui la vicenda dell'omicidio del boss Carmelo Novella, ucciso due anni fa da sicari inviati dalla Calabria fa perché voleva rendere "autonoma" la Lombardia ha detto: "La scoperta di una riunione fatta in un aula intitolata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci ha caricato di più . E siamo arrivati a consegnare al Paese i risultati di questa indagine".