Beniamino Schirru, l'uomo di 83 anni scomparso dalla sua casa di Samassi, ieri era stato sequestrato. L'anziano era imprigionato nel cassone di un camion, interrato e coperto da balle di foraggio
I suoi sequestratori, due allevatori sono stati arrestati. Schirru era stato rinchiuso nel cassone di un camion, interrato e coperto da balle di foraggio. Schirru subito dopo la liberazione è stato visitato da un medico che lo ha trovato in buone condizioni di salute. I suoi sequestratori, dei quali non è stato ancora reso noto il nome, sono un allevatore, noto per i suoi precedenti penali, e il suo servo pastore. Il luogo per custodire l'ostaggio era stato realizzato in un ovile nella campagne di Samassi, sotto il deposito del foraggio, interrando un vecchio cassone di un camion, al quale si accedeva con una scaletta rimovibile. All'operazione che ha portato al ritrovamento dell'anziano pensionato hanno partecipato anche i Carabinieri dello Squadrone Cacciatori di Sardegna e dell'11/o Elinucleo di Elmas. I due allevatori arrestati sono stati accompagnati nella caserma del Comando provinciale di Cagliari, dove saranno sentiti in serata dal magistrato di turno. Alla famiglia di Schirru non era, a quanto è stato possibile apprendere, ancora giunta nessuna richiesta estorsiva. La figlia Ottavia aveva solo trovato un biglietto nel quale si intimava di non avvisare i Carabinieri, biglietto che la donna aveva subito consegnato ai militari che avevano avviato le indagini, concluse in poco più di 24 ore.
TRADITI DA UNA TELEFONATA - Sarebbero stati traditi da una telefonata fatta con un cellulare al numero fisso della casa di Beniamino Schirru, i due rapitori arrestati dai Carabinieri durante un blitz in un ovile nelle campagne di Samassi dove l'ostaggio ottantatreenne era rinchiuso in una prigione sotterranea nascosta sotto balle di foraggio. La circostanza è emersa mentre nella caserma del Comando provinciale, in via Nuoro a Cagliari, è in corso l'interrogatorio dell'allevatore arrestato e del suo servo pastore. Secondo quanto è stato possibile apprendere, nonostante il riserbo imposto dagli inquirenti per non invalidare le prove a carico dei sequestratori (dei quali ancora non è stato reso noto il nome), sarebbe stata proprio la telefonata con la quale non si chiedeva il riscatto, ma il numero di telefono cellulare di un figlio di Schirru, Fausto, a portare all'ovile dove è stato liberato l'ostaggio. Il sequestro sarebbe legato strettamente ad un episodio di minacce a fini di estorsione che lo stesso Beniamino Schirru aveva denunciato ai Carabinieri di Samassi il 18 aprile scorso. "Vogliono 45 mila euro, tutti i miei risparmi - aveva raccontato l'anziano - altrimenti uccideranno un mio nipote".