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La rivincita di un uomo perbene

La rivincita di un uomo perbene Claudio Ranieri

di Mauro Madeddu

Comunque vada a finire, lui è già un eroe. Claudio Ranieri, 58 anni, romano di Testaccio, con aplomb anglosassone e charme da intellettuale, il suo scudetto l’ha già vinto. Quando lo hanno chiamato alla guida della Roma, dopo un avvio di stagione disastroso, la squadra giallorossa pareva ormai arrivata al capolinea. E adesso, invece, è lì, pronta giocarsi con l’Inter lo scudetto negli ultimi novanta minuti di campionato. Un’impresa straordinaria, che ha soprattutto un nome, quello di Ranieri. L’uomo da “zero tituli”, come lo aveva definito polemicamente Josè Mourinho un anno fa, è ora sulla bocca di tutti e, insieme a Cesare Prandelli, in cima alla lista dei desideri di Abete per la panchina della Nazionale del dopo-Lippi. Uno stratega. Un grande allenatore. Un comandante coraggioso. Tutto questo è Claudio Ranieri. Ma soprattutto è un signore. Un signore come pochi ne sono rimasti nel mondo del pallone, sempre più preda di isterismi e volgarità.

LA SCALATA. Al suo arrivo alla guida della Roma, dove aveva militato da giocatore (a 17 anni terzino nella squadra Primavera, esordio in serie A il 4 novembre 1973 in Genoa-Roma 2-1, allenatore Manlio Scopino, ex tecnico del Cagliari scudetto), in pochi, anche tra gli addetti ai lavori, hanno manifestato entusiasmo. “Ranieri? Al massimo cominceremo con gli 0 a 0”, dicevano con freddezza i tifosi. Eppure alla Juve aveva fatto un buon lavoro, anche se quella esperienza si era conclusa con un benservito poco in linea con lo “stile bianconero”. E poi gli allenatori romani, a Roma, non hanno mai vinto niente. Grandi esempi di simpatia , come nel caso di Mazzone, ma risultati pochini. E le premesse non erano delle più incoraggianti. Quando Rosella Sensi l’ha chiamato per sostituire Spalletti, la squadra giallorossa veniva da due pesanti sconfitte nelle prime due giornate di campionato (contro Genoa e Juventus) e Francesco Totti, l’uomo simbolo, sembrava ormai l'ombra di sé stesso. Una frangia sempre più consistente di tifosi aveva cominciato a contestare tutti, Rosella Sensi in prima fila. Insomma, tirava una brutta aria. E invece, questo signore del calcio è riuscito a fare il miracolo. Ha vinto il suo primo derby contro la Lazio. Ha superato prove difficilissime. Ha rilanciato giocatori che sembravano finiti, ha reinventato una squadra spesso decimata dagli infortuni, ha offerto prove di autocontrollo e di compostezza che nella Roma giallorossa non si vedevano da tempo.

IL CURRICULUM. Di esperienze, Claudio Ranieri ne ha maturate tante in giro per l’Europa, passando dalla Spagna all’Inghilterra e viceversa. Tra Chelsea, Valencia e Atletico Madrid, il tecnico di San Saba si è formato, è cresciuto, consolidando una grande esperienza internazionale. Uomo abituato a soffrire, ha costruito la sua carriera senza regali da parte di nessuno, attraverso il sacrificio e il coraggio di scelte anche non facili, come quella di andare via da Cagliari. Lo avevano voluto i Fratelli Orrù affidandogli il compito di rilanciare la squadra rossoblù, che alla fine degli anni Ottanta era precipitata in serie C. E Ranieri, non ancora quarantenne, aveva compiuto il suo primo “miracolo sportivo” riportando il Cagliari in serie A in due stagioni. Poi nel campionato 1990-1991, al primo anno di A, nuova impresa: dopo un girone d’andata complicatissimo, con Francescoli, Fonseca e Cappioli guida il Cagliari a un’insperata salvezza. Il 1991 è l’anno della consacrazione. Va a Napoli ad allenare Maradona e Careca, e conclude la stagione al quarto posto, riportando il club partenopeo in Europa. Nel ‘93 guida la Fiorentina dalla B alla A. Con i viola, Ranieri vince la Coppia Italia e la Supercoppa italiana nel 1996 e ottiene il quarto posto in campionato. Quindi comincia la parentesi straniera durata otto anni. L’accusa di aver vinto poco non l’ha mai scalfito, consapevole di aver sempre tirato fuori il massimo dalle squadre che gli venivano affidate.

LA RIVINCITA. A riportarlo in Italia, nel 2007, a stagione in corso, è stato il Parma, e da lì, dalla città emiliana, è cominciata la sua seconda vita. L’insperata salvezza ottenuta alla guida della squadra gialloblù, gli ha spianato la strada per una delle panchine più ambite, quella della Juventus. I risultati, un secondo e un terzo posto, a due giornate dal termine, sono lì a testimoniare del buon lavoro svolto. Non abbastanza, evidentemente, per una dirigenza miope e in totale confusione, che, appunto a due giornate dalla fine del campionato, ha avuto la bella idea di esonerarlo. Il tempo, galantuomo, si è fatto carico di dimostrare chi avesse ragione e chi avesse torto. La Juventus, senza Ranieri, ha vissuto una delle peggiori stagioni della sua lunga storia, passando da una umiliazione all’altra e finendo lontanissima dalla zona in cui si lotta per traguardi importanti. Ranieri, invece, alla guida della Roma, ha avuto la sua definitiva consacrazione come grande allenatore e a novanta minuti dalla fine è lì a giocarsi uno scudetto al quale nessuno avrebbe mai osato pensare.

 
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